I libri più belli, letti nel 2019

Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919
Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919

Eccoci anche quest’anno al post dedicato ai libri più belli, letti nei dodici mesi. L’appuntamento è diventato quasi un caso di studio: un vero gruppo di lettura esteso, un fiume di idee e consigli; a volte anche di schermaglie, quasi sempre confronti ricchi di stimoli e argomenti.
Ricordo le regole per chi non avesse mai partecipato:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Per leggere i commenti del 2018 (sono 28 pagine in tutto):
https://gruppodilettura.com/2018/03/25/i-libri-piu-belli-letti-nel-2018/comment-page-1/#comment-74568

528 commenti

  1. Allora Tutto Hitchkock è obbligatorio! Il cinema meraviglioso, il mistero, la femminilità, la doppiezza umana, la spiritosaggine, la tragedia. Tutto, c’è tutto in lui, e che attrici! e che ATTORI!

    dA SOLLUCCHERO.

    hO COMPRATO vADO A VEDERE SE DI Là è MEGLIO DI cATALUCCIO. mI SEMBRA ESTREMAMENTE GODIBILE.

    pER ME HANDKE NON ERA DA nOBEL, MA INSOMMA STO nOBEL, LO DANNO UN PO’ A CHIUNQUE. Ho letto molto di Handke moltissimi anni fa, Buono scrittore, profondo, pensante, indagatore, certo, ma…. un Nobel?
    Che ne pensate voi ??

    Della polacca poi nessuno/a sa nulla, ovviamente, si sa meno della Polonia che dell’India o dell’Egitto, qua in Europa, ahah ( e io in testa eh)

    Mariangela, cara, non ti seguo, comne spesso, ma fa nulla, girovagare è il tuo destino.

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  2. @tutti @Cristina @Claudio @Camilla @Editalara
    Vi ringrazio dei vostri suggerimenti; Claudio, il libro di Truffot, in effetti, è anche citato nel mio volume fotografico.

    Ieri ho visto “Marnie” e mi è piaciuto moltissimo anche se leggo che ai tempi ha ricevuto accoglienza tiepida. Edith ho finito ora il capitolo dedicato a TIppi Hedren, protagonista femminile di questo classico moderno: anche qui esce la storia delle molestie e delle minacce che l’attrice – lo ha sostenuto ripetutamente in diverse interviste – avrebbe subito da parte di Hitch. Thilo Wydra parteggia per il registra, sostiene che dalle testimonianze di chi era presente sul set non emergerebbe un Hitch misogino e molestatore e aggiunge anche, omettendo a mio parere di cogliere il nocciolo del problema, che Hedren scredita l’uomo a cui deve il suo successo professionale.

    @Cristina,
    sono contenta che Cataluccio ti piaccia.

    Cristina, il libro fotografico l’avevo in casa da qualche giorno, ed era previsto di usarlo come fonte e di godermi solo le fotografie e le pagine introduttive, poi tu hai accennato al film di Bergman e mi è venuto istintivo parlarne qui. Niente di particolarmente tortuoso, direi, non vi capita mai, in biblioteca, di scegliere un libro che non fosse in lista d’attesa, un libro, come dire, trovato per serendipità? Alla Sormani hanno allestito una vetrinetta dove sono esposte e disponibili al prestito le novità librarie, tra queste anche bellissimi e costosi libri fotografici. Questo di Hitch, per la verità, l’ho scovato con il catalogo on line, ma, vi dico, per me è difficile passare davanti alla vetrinetta e resistere alla tentazione di portarmene a casa uno tutte le volte, anche quando magari sono già piena di roba da leggere. Il mio “girovagare” è spesso legato a queste circostanze.

    Comunque, leggersi il commento critico del film dopo averlo visto è una cosa deliziosa, veramente. Ho prenotato “La finestra sul cortile”.

    Peter Handke ce l’ho in lista da molto, ma mai letto nulla, quindi su questo Nobel non dico niente.

    Ciao,
    Mari

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  3. scusate, ma io i nomi, giusti e interi per favore… : Hitchcock, Truffaut.
    Marnie è molto inquietante , con quella vocina, Il resto, tutto può essere, ma adesso a distanza di 70 anni, o quasi, mah, anche Hitchcock era un molestatore?
    fatemi scendere, che un gliela faccio più

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  4. @ Cristina Ma carissima cri non c’è. da stupirsi se gli uomini ( dal più grande – in tutti i sensi al più miserbile sadico, ignorante., ecc) gli uomini erano ( sono) tutti ” molestatori sessuali ” verso le donne. Fino a poco fa’. , non molti anni, era ovvio che fosse così. I nostri padri, fratelli, amici , colleghi ecc., pensavano che le donne carine fossero al mondo , prima di tutto, per essere concupite apertamente. E ne erano convinte anche le donne.La cultura sta fortunatamente. cambiando, le donne hanno capito non tutte!!! per gli uomini ancora …ce ne vuole.Perciò. e’. persino ridicolo stupirsi, oggi, che nel recente passato la cultura maschilista e misogina fosse. non ovvia. Secoli ci sono voluti per arrivare alla consapevolezza di oggi. . ( peraltro non ancora acquisita ne’ dai maschi ne’ purtroppo dalle femmine. Perciò. che Hitchcock fosse un uomo del suo tempo e’. ovvio. Così. e’. la storia.
    E come sempre e’ la parte oppressa che deve lottare ( e lo fa da poco tempo ma lo fa finalmente).Perciò. non possiamo stupirci che i maschi fossero e siano ( ancora se pur un po’ meno) Molestatori. Io sono vecchia abbastanza. per aver subito come ‘normale’ il più. schifoso maschilismo,magari violenza a parte. E Hitchcock me lo godo un mondo. Ciaociao Cam

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  5. concordo con Camilla assolutamente. Tutte (aggiungo il quasi per carità) siamo state molestate in un modo o in un altro, quando andavo al liceo in autobus ricordo chiaramente il maniaco che si strusciava , l’autobus stipato che non potevi scappare e il senso di vergogna che solo da adulta capisci essere ingiusto! non è certo la ragazzina molestata a doversi vergognare. Ma ricordo anche il parroco che in Confessione , alle elementari, allegramente ci palpava il sedere, ovviamente non andai più da lui a confessarmi ( che peccati avrò poi commesso a 10 anni!!! robe da matti) .
    C’è tanto da cambiare, lottare e insegnare ai nostri figli. Cristina se leggi l’articolo del mio link fino in fondo capirai la faccenda di Hitchcock, poi non do giudizi, non amo particolarmente i suoi film e oramai è andato, ma si ripropone l’interessante riflessione sulla relazione tra grandi opere e loro autori, come in letteratura.
    ciao

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  6. @ tutti. Vi ASSICURO che non mi sono mai permessa di criticare le scelte della giuria del Nobel per la letteratura. Per me Dario Fo ha grandi meriti per l’ invenzione di una specie di lingua , nuova con nobili origini, il gramelot,oltre che per la sua grande originalità di autore teatrale sempre esilarante,grandi saltimbanchi, lui e la moglie Franca Rame hanno scritto pièce teatrali sempre di grande attualità e forza.
    Non ho neppure trovato strano il premio a Bob Dylan, la mia amica “Americana Fernanda” mi aveva tradotto e spiegato i testi assolutamente. poetici e bellissimi del poeta cantastorie Dylan ,che rimarranno nella storia della poesia mondiale .
    Ne’ mai ho criticato premi Nobel poco noti, anzi ho cercato di leggerne almeno qualcosa , come Jean Marie Gustave LE CLEZIO,delicatissimo e poetico grande scrittore. Ecc.
    Ma questa volta il premio ad Anke ( con sua parte schifosa) durante la guerra dei Balcani e le sue storie fredde, proprio non mi piace. Meraviglioso invece il Premio Nobel per l a Pace al leader Etiope Abiy Ahmed Ali. Cam

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  7. @EditaLara: E’ vero, Hitchcock ci andò giù pesante con Tippi Hedren. La aggredì sessualmente più volte, sia sul set de Gli uccelli che su quello di Marnie; e quando lei osò ribellarsi, lui sfruttò il suo enorme potere per ordinare alla Universal di non farla più lavorare. Dato che con la Universal lei aveva firmato un contratto in esclusiva, questo significava di fatto ucciderla professionalmente. A raccontarla oggi questa storia ci sembra provenire da un’altra epoca, ma in realtà Hollywood ha funzionato così fino a 2 anni fa, quando è scoppiato il meraviglioso fenomeno del #metoo.

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  8. @ ww. giusto. ww. Se le donne ce la faranno ovunque. nel mondo, non solo a Hollywood, o a casa loto dove non dovranno più essere un capro espiatorio, l’umanità intera ne avrà. qualche speranza in più. ciaociao Cam

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  9. non posso non amare i film di Hitchcock ,m se quanto dite è v ero l’uomo mi fa schifo. Moltissimi uomini di potere e no mi fanno schifo. Certo sono stata molestata, anche io, da giovane, da uno zio, da tutti gli amici di io padre o quasi, al lavoro, sui tram, quando facevo la sindacalista etc etc. Non tutte hanno la forza di fregarsene e tirare avan ti, io non sono stata tanto ferita e frustrata da questi epidosdi, per mia fortuna ero abbastanza soldia.
    Ma perchè il maschilismo e il patriarcato sono così duraturi e immarcescibili?
    dite che è cambiato il clima ? ma assolutamente no. dagli anni del femminsmo storico – 70-80- le cose sono enomemente peggiorate enei rapporti sociali e di genere. E se non lo vedete care mie e cari miei, orbi siete.
    Qua cpsì è un dramma – anzi una strage – per le donne.
    Baci

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  10. @ Cristina Senti Cri non perdiamoci dietro a chiacchiere . Gli uomini potenti e anche le donne potenti commettono spesso abusi di potere , l’ istinto primordiale del forte verso il debole e’. una delle pecche più. comuni ovunque ( e non solo in campo sessuale) ma i movimenti politici degli anni 70 in Italia ci hanno portato il diritto di famiglia (1976!) ! prima tutto era possibile per l’uomo, mio marito di allora poteva togliermi i bambini quando gli girava, c’ erano i manicomi , le classi differenziate e altre brutture che speriamo non tornino mai più ) che poi il virus maschilista in un Paese ancora arretrato e cattolico oi di altra altra religione ancora più arcaica ,sempre in mano maschile è vivo e influente e e’ comunque presente e attivo in tutte le parti del mondo . Certo la misoginia c’è ovunque, e fa parte del razzismo .
    Non ti arrabbiare e combatti come hai sempre fatto senza perderti d’animo. Ciao. Cam

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  11. @Cristina, @Camila, @Claudio@tutti
    Cristina, cerchiamo di seguire il consiglio di Camilla: non arrabbiamoci e cerchiamo di difendere il diritto ad essere rispettate: non è facile, il macismo più becero proviene spesso dalle donne, tanto è radicato nella nostra mentalità, e assume forme ora grossolane, ora più subdole.

    Sull’argomento, ho ancora in casa un libro letto qualche settimana fa:

    ► Filippo Maria Battaglia, Stai zitta e va’ in cucina. Breve storia del maschilismo in politica da Togliatti a Grillo”, Bollati Boringhieri, 2015

    Sapevo che la seconda repubblica ha sdoganato esternazioni tanto volgari quanto violente, anche contro le donne, lo sapevo per motivi anagrafici e a causa dell’eclatanza e della diffusione del fenomeno. Questo libro però va anche indietro nel tempo, scava nei dibattiti parlamentari, riporta testimonianze dei primi decenni repubblicani, racconta aneddoti illuminanti. La dice lunga lo scalpore che si è creato, nel 1947, attorno a Maria Romana De Gasperi, figlia del presidente del Consiglio: durante una visita di stato in America accanto al padre, ha avuto l’ardire di indossare i pantaloni! Ancora negli anni ’80, il presidente del Senato Fanfani approva un regolamento, destinato al vestiario di Senatrici e funzionarie: sobrietà (o quello che sotto questa voce si intendeva) era la parola d’ordine.

    Stereotipi, pruderie, doppia morale si rinvengono nei discorsi di tanti esponenti parlamentari e sono davvero trasversali a tutte le forze politiche.

    Insomma, di strada ne abbiamo fatta (nonostante i tacchi della Santanchè!), ma la via per la parità è lunga (senza contare gli arretramenti, talvolta registro passi indietro).

    Mariangela

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  12. il macismo più becero viene dalle donne? La via per la parità? sob, Mariangela, che luoghi comuni retrogradi e arretrati. Scusam,i, stamane sono balzata sul pc e mi si sono rizzati i peli.
    Donne stronze ce ne sono tante certo, ma sono loro il problema?? ma quando mai”

    E chi la vuole la parità? io voglio il rispetto della differenza, solo parità di salario e di opportunità. Per il resto un mondo pensato in modo diverso

    Buona giornata

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  13. @ Cristina Insomma mia cri il post di Mariangela non dice affatto che il macismo più becero viene dalle donne, dice che troppe donne , anche giovanissime e. ” scolarizzate” si adeguano con tutte le forze a ciò che piace a lui ( un lui immaginario ). molte donne rivendicano il loro sacrosanto di ritto di esistere attraverso una rincorsa, a volte acefala di compiacere il nemico naturale. Guardati con attenzione alcune trasmissioni TV di grande successo tra noi donne e rimarrai basita dal desiderio spasmodico di molte ” ragazze” di ogni età e censo di volere essere come piace al maschio, maschilista e maschione, il solito stereotipo. Inoltre dei casini in cui si mettono per ” sembrare vere donne”. Il caso recente di Pamela. Prati ( chi è costei?,dici tu.Una donna e’, pure lei) Pamela P. ha montato un incredibile castello di follia, inventandosi un bel matrimonio, con un “figo” con un “importante” cognome, corredato da un paio di figlioletti e altre penose follie. pur di ” sembrare una vera donna”. Annunciando a riviste di gossip e alla TV, con l’immancabile regia dei social. E non è. una storiella triste e penosa ma la rivelazione di un amplissimo mondo femminile che lega la propria esistenza agli stereotipi maschili più pericolosi. E e’ solo un caso su migliaia.Due registe di grande successo sono Durso e De Filippi. Guardati un po’ di questa potenza televisiva e ti verrà il forte dubbio che non la smettiamo mai, noi donne, di stare ” a letto col Nemico” , a cui immolarsi ancora e ancora, per esistere. mia carissima ti saluto. Cam

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  14. @tutte/i penso sia un argomento ovviamente troppo complesso per approfondirlo qui, ringrazio Mariangela per l’indicazione del libro che leggerò se lo trovo in biblio, per tutto il resto io condivido in pieno il pensiero energico di Cristina .

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  15. @Cristina, @Camila, @Editalara @tutti

    Camilla ha espresso il pensiero che io non avevo ben dipanato, quindi non mi dilungo e rimando al suo post qui sopra. Cristina, che le donne siano spesso molto maschiliste è un concetto espresso anche da Michela Murgia in un link che probabilmente avevi linkato, qui, tu stessa, forse un paio d’anni fa, concetto che peraltro non deteniamo in esclusiva né io né Murgia. Chiedere la parità non significa certo pretendere di essere considerate uguali agli uomini o di eliminare le differenza che intercorrono tra i generi (?!!!), significa lavorare perché la parità sia sostanziale, effettiva e non solo teorica: in famiglia, sui luoghi di lavoro, in politica, nelle carriere della pubblica amministrazione e in tanti altri ambiti.

    Pensate che combinazione, ho riletto qualche nostra conversazione del periodo maggio/giugno 2017 sull’articolo “I libri più belli del 2017” e, proprio accanto a considerazioni sull’argomento delle pari opportunità e del maschilismo, ho trovato citato un libro da Camilla che io ho letto proprio quest’estate. Camilla lo aveva menzionato assieme ad altri senza nesso con questa spinosa questione (Camilla stavi parlando di un tuo amato autore irlandese!) perché come spesso accade nei nostri post gli argomenti si intrecciano e si sovrappongono. In realtà è un romanzo che invece con l’’autonomia e parità delle donne c’entra, c’entra eccome perché narra la storia di una donna che perde il marito e deve cavarsela da sola, con quattro figli! Camilla, avrai già compreso che sto parlando di “Nora Webster” di Colm Toibin, autore di cui tu, se ricordo bene, hai letto molti libri.

    Mariangela

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  16. @ Mariangela Già Marian e’. addirittura ovvio che la cultura maschilista , come il razzismo, non risparmia nessuno, e’. un virus fortissimo. Sono molto contenta che tu abbia ricordato Colm Toibin, un grande della letteratura, forse troppo coivolgente e duro a volte. Tuttavia a certi livelli, come in montagna bisogna essere allenati e …coraggiosi. Non sempre la lettura e’ una passeggiata, non per leggere con amore scrittori come Toibin. Ciao Marian la tua memoria preziosa e duttile e’ una risorsa di questo blog..ciaociao. Cam

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  17. @Camila, @tutti

    Camilla, in realtà ho riletto un po’ di pagine dell’articolo vecchio, del 2017, non è tutta memoria!

    Ci tenevo a dire due parole sul libro di Colm Toibin “Nora Webster”, che mi è piaciuto e che consiglio. Non l’ho trovato duro, in realtà, per me è un romanzo tutto giocato sui rapporti familiari e sulla quotidianità, sembra non succeda nulla, ma quello che il libro non ha in eclatanza lo regala in profondità.

    Nora ha perso il marito e oltre al dolore deve gestire il magro bilancio familiare e quattro figli, però si dà da fare, ritorna al lavoro, in un ufficio che ha lasciato molti anni addietro, e riesce ad imporsi ad una capa prepotente grazie alla sua professionalità e determinazione. Soprattutto, Nora comincia a coltivare una passione, quella della musica, e si regala degli spazi tutti per se.

    La protagonista può sembrare distaccata, anaffettiva: io penso che quella sia la corazza che dobbiamo vestire quando, colpiti da un lutto, non possiamo lasciarci andare, quando, pressati dalle incombenze (nel caso della nostra protagonista, dettate anche dalla condizione economica), non possiamo permetterci il lusso del pianto.

    Ho nutrito perplessità sulla scena finale (passate ai saluti se volete evitare spoiling): secondo me l’autore voleva dire che il lutto è stato elaborato, ma, per esperienza personale, l’’atto di disfarsi degli abiti del marito defunto, facendoli portare via dalle sorelle somiglia più, a mio parere, a una rimozione che non al superamento e all’elaborazione della perdita.

    Ciao
    Mariangela

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  18. ecco, e colm Toibin mi manca, pure lui.
    uffffffffff

    energico il mio pensiero? incazzoso, si, ma Edita, ti voglio bene anche per questo.

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  19. @ Marian @. Cristina
    I romanzi e i racconti di Toibin sono molto originali . Sono fatti e sono ricchi di atmosfere, di sentimenti intensi , profondi, emozionanti .anche coinvolgenti più. che su trame e meccanismi letterari classici. Il lettore fa parte integrante di queste opere perché se non si sente coinvolto forse non è. il lettore più interessato e disponibile a far parte di queste opere . Toibin ha scritto moltissimo, The Master forse è. il più ” letterario” dei suoi libri e’ un romanzo potente sulla vita e le opere di Henry James, il grande americano …divenuto inglese …totalmente. Scrittori ambedue , uno del primo novecento ( autore tra l’altro, molto altro, del racconto thriller famoso GIRO DI VITE) ,RITRATTO DI SIGNORA.. e molti altri. L’ altro contemporaneo. Un libro particolare , assolutamente. laico, e’ quello sulla madre di Gesù. Molto interessante a mio avviso , legato al sentimento materno verso un figlio che non corrisponde alle …aspettative. Molto interessante. Troppo bello avere un parere di Cristina
    In saluto affettuosissimo. Cam

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  20. Mah Camilla,
    devo leggere tante di quelle cose suggerite da te, prima o poi in questa o nell’altra vita ahah
    By the way, D’urso e De Filippi, le guardo le guardo, cioè le ho guardate come fenomeno estremo di costume e subcultura, conosco i meccanismi, mannaggia, a menadito.quello schifo lì dilaga, MA NON è L’UNICO Vè.
    bACETTI

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  21. @ Cristina Mi viene in mente che qualcuna di noi forse dovrebbe assumere il ruolo di agente segreto e seguire queste popolarissime trasmissioni TV che sono fatte per le donne per speculare sulla loro solitudine apparentemente riempendole di ‘amici’ in realtà tenendole ” bagno maria” nella spazzatura più deleteria per la loro dignità che pian piano perdono fino a renderle pupazze da sfruttare. Non mi pare giusto lasciar perdere. ciaociao Cam
    Magari ho una crisi di imbecillità da onnipotenza, può essere.

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  22. @Dani, @tutti
    Quest’estate, diversamente che negli anni precedenti, non ho seguito un filone letterario, per le mie letture ho scelto un po’ a caso, però, per una combinazione e in parte grazie anche ai GDL, ho incontrato tre romanzi storici importanti: dopo “Il ponte sulla Drina” e “Notre-Dame de Paris”, ho conosciuto un romanzo vivamente consigliato da te, Dani, si tratta de “I quaranta giorni del Mussa Dagh” di Franz Werfel. Conoscendo le mie difficoltà con i l ibri di una certa mole, mi ammonivi di non spaventarmi davanti alle novecento e passa pagine di questo corposo romanzo. Avevi ragione, è un libro bellissimo! È la storia, realmente accaduta, di una comunità armena che riesce a sfuggire allo sterminio arroccandosi su un monte e di difendersi con le armi.

    Lungo, ma psicologicamente coerente per tutto il corso del racconto e ben documentato storicamente, io l’ho apprezzato, anche, per le scene di folla. Efficace la descrizione, all’inizio del romanzo, quando gli armeni, riuniti davanti a villa Bàgradian, devono decidere se seguire le istruzioni delle autorità, e quindi accettare la deportazione verso il nulla, oppure se resistere e fuggire sul Mussa Dagh: bravo l’autore a rendere quel misto di rabbia, paura, sconcerto che attanaglia i figli d’Armenia in quel momento drammatico. Ciò non di meno, i resistenti rimangono esseri umani, esseri umani che costituiscono una comunità che, pur nel momento estremo, mantiene tutte le bizzarrie, meschinità e pregiudizi di ogni umano consesso. La descrizione, a mio parere, è sempre realistica non sono d’accordo con chi, al contrario, sottolinea la presunta epicità di certi momenti di battaglia.

    Per ora mi limito a due osservazioni sui protagonisti maschili.

    Come afferma l’autore, “un uomo non sa chi è prima che il destino lo metta alla prova”; è quello che succede a Gabriele Bagradian, armeno europeizzato, uomo di cultura certo non avvezzo all’azione: quando comprende che la situazione non ammette indugi, facendo ricorso a risorse a lui stesso insospettate, si trasforma in organizzatore e capo militare. Il corso della sua vicenda personale è imprevedibile ma credibile. È uno dei casi felici dove lo scrittore sa stupire il suo lettore senza effetti speciali.

    Il figlio di Bagràdian, Stefano, è un ragazzo di quattordici anni; come ci spiega lo stesso Werfel, il suo sviluppo di uomo coincide con il momento di strenua resistenza del suo popolo contro persecuzione e morte. Vuole essere uguale ai coetanei armeni, rifiuta gli abiti occidentali e l’insegnante privato, vuole mischiarsi agli altri giovani resistenti, di cui cerca il consenso. Si guadagna la stima della comunità quando durante uno degli attacchi turchi diventa l’eroe degli obici. Ben descritta la rivalità con Haik, ragazzo armeno di grande forza fisica e leader indiscusso tra i ragazzi: solo durante la fuga verso Aleppo, cui Stefano si unirà trasgredendo gli ordini paterni, il giovane Bagràdian riconoscerà tutta la superiorità dell’amico e si sottoporrà alla sua guida.

    Mi fermo a fatica perché su questo romano ci sarebbe molto da dire.

    Mariangela

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  23. @Mari bene. Mi fa un piacere immenso riscontrare in altre lettrici o lettori il piacere che mi ha dato un libro e quello è un gran libro. Werfel? Un gigante. Sai che ti consiglio Mariangela? Di leggerti anche il suo Bernadette. Si proprio la Bernadette Soubirous di Lourdes, la veggente. Werfel, che era ebreo, trascorse a Lourdes un periodo di transito durante la fuga in America e fece una sorta di voto. Se fosse riuscito a fuggire dall’Europa invasa dal nazismo avrebbe scritto la storia di quella fanciulla. Libro rapinoso da cui fu tratto il celebre film di Hebry King che valse l’Oscar a Jennifer Jones. Anche lì, non resterai delusa. Un bel tomo che ti avvince e ti inchioda alle pagine. Bellissimo, credimi. Tra l’altro fu scritto se non ricordo male una sessantina di anni dopo quei fatti (o forse anche meno…) e lui raccolse testimonianze dalla gente del luogo.

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  24. @ Dani. @ Marian
    Anch’io ho provato un grande. piacere nel sentire di Werfel, grandissimo scrittore. Se si ha poco tempo per i grandi romanzi di questi squisiti grandi scrittori di lingua tedesca si può. leggere in poche ore il delizioso UNA SCRITTURA FEMMINILE AZZURRO PALLIDO, (piccola Adelphi mi pare). Altrettanto grande e ebreo c’ e’ Zchveig, che vale davvero conoscere, Assieme a Schnitzler grandissimo fenomeno. della scrittura. Alcuni hanno fatto brutte fini , essendo appunto ebrei ma sono immortali i loro scritti. Sono veri Maestri. Una splendida Bernadette Subirou e’. stata scritta anche da Emile Zola.
    buona notte a tutte/i. Cam

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  25. @Dani. @Camilla @Tutti

    Dani, Cam, vi ringrazio per tutti i consigli: Werfel, Schnitzler, Zweig, che tris d’assi!

    A proposito de “I quaranta giorni del Mussa Dagh”, vorrei ricordare almeno un altro personaggio, si tratta di una figura femminile che, proprio a proposito di autonomia e consapevolezza, darebbe dei punti a più famose concorrenti letterarie: parlo di Ishuki, sorella di un pastore e già sfuggita, se pur menomata ad un braccio, a un precedente assalto turco. Esile e fragile fisicamente, Ishuki presenta grande determinazione e forza di spirito; contro ogni convenzione, nel momento estremo della lotta contro lo sterminio e la morte, afferma con orgoglio di voler rimanere a fianco di Gabriele, uomo sposato che lei afferma senza senza falsi pudori di amare. Provoca scandalo e viene scacciata dalla cognata (a cui tra l’altro ha prestato mille cure in occasione del parto e del puerperio) e ostracizzata anche dall’ignavo fratello.

    Beh, se ci venisse la voglia di fare l’elenco delle figure letterarie femminili significative per quanto riguarda l’indipendenza e l’autodeterminazione della donna (perché no? Ci state?), a questa Ishuki un posto nella lista spetterebbe senz’altro.

    Mari

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  26. Werfel, Schnitzler, grandissimi, confermo, la grande letteratura mitteleuropea.

    Nel programma Le ragazze condotto malissimo da un’ingessata biondina ma in sè splendido e ricchissimo sempre, ieri sera c’era anche la nostra Michela Murgia, Merita rivedere tutta la puntata. Raiplay sia benedetta.

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