I libri più belli, letti nel 2019

Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919
Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919

Eccoci anche quest’anno al post dedicato ai libri più belli, letti nei dodici mesi. L’appuntamento è diventato quasi un caso di studio: un vero gruppo di lettura esteso, un fiume di idee e consigli; a volte anche di schermaglie, quasi sempre confronti ricchi di stimoli e argomenti.
Ricordo le regole per chi non avesse mai partecipato:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Per leggere i commenti del 2018 (sono 28 pagine in tutto):
https://gruppodilettura.com/2018/03/25/i-libri-piu-belli-letti-nel-2018/comment-page-1/#comment-74568

584 commenti

  1. @Dani
    Eh sì, la Basso ha una sensibilità storica, emotiva, contestuale per la traduzione. Bravissima!
    @ Edita
    Non sapevo ci fosse una miniserie. Il libro è perfetto!

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  2. @Jez se la trovi, in quella miniserie la Aterton è bravissima!!

    @Mariangela : ma come abbiamo fatto a scordarci di Jo March di piccole donne???!!!???!!! Era la mia eroina, e un po’ sono diventata così nella vita ! Indimenticabile!

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  3. @Tutti @Dani @Jezabel
    Ringrazio anche voi per avermi scritto le vostre protagoniste letterarie preferite.

    @Editalara
    Edit, certo, Jo March! L’ho messa in cima alla lista, subito dopo Anna Karenina; era anche la mia di eroina, e con le amiche era sempre una lotta per avere il ruolo del suo personaggio (giocavamo a “piccole donne” e, a turno, interpretavamo le sorelle March!).

    Ciao, Mari

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  4. @Tutti
    Ho finito di ascoltare “Il sistema periodico” di Primo Levi, vi assicuro, non so da che parte iniziare per dire che l’ho trovato superlativo. Bella scoperta, direte voi, e avete ragione!

    L’ho ascoltato da questo supporto audio:

    ► Primo Levi, “Il sistema periodico”, letto da Massimo Popolizio, Full Color Sound, 2016, 2 CD MP3 (9 ore circa)

    Perché superlativo? Perché fa capire l’enormità delle leggi razziali del’38; perché la prosa scientifica di Primo Levi è un esempio di scrittura chiara, cristallina, dove non devi togliere o aggiungere nulla; perché è un testo che fonde la cultura scientifica con quella umanistica, solitamente messe in competizione. Ma, soprattutto, perché è pieno di umanità, ironia e umorismo. Ascoltarlo nell’interpretazione di di Popolizio è stato un vero piacere.

    So che l’avete letto, raccontatemi qualcosa, a me buona ultima, della vostra esperienza con questo libro.

    Mariangela

    PS In questo caso (sì Cristina, qui sì) ho voluto procurarmi il cartaceo per rileggermi alcune parti, il fatto è che l’edizione Einaudi del 1975 che ho sottomano è scritta con carattere che mette a dura prova anche chi ci vede bene. Faccio notare che fino a pochissimi anni fa i libri di Primo Levi non esistevano nella versione digitale ed erano, tutti, a me inaccessibili (salvo mal di testa post lettura). Negli ultimi anni, per fortuna, di molti suoi testi hanno edito l’audiolibro e l’e-book (a cui mi rivolgerò per rileggermi qualche passaggio). Forse, forse, qualcosa sta cambiando.

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  5. non è un buon periodo, tanto per cambiare. Quindi sono distratta e leggo male.

    Comunque ho iniziato un libro della recente premio Nobel polacca, Olga Tokarchuk ( sarà così??).
    Mooolto strano.
    il resto è finalmente pioggia, caldaia rotta, anni pesanti sulla schiena et cetc, sono diventata noiosamente lamentosa.
    come dicono qui “mi do noia da sola”

    vi abbraccio

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  6. Sto leggendo il libro della grandissima Allende ‘Lungo petalo di mare’. Come quasi tutti i suoi libri intreccia storie di persone diverse anche lontane tra loro che poi diventano un’unica narrazione. Ho letto un quarto di libro e mi sta emozionando tantissimo. Questa prima parte tratta della guerra civile spagnola comprese le rappresaglie franchiste. Non perdetelo è eccezionale….

    Ciao a tutti, Claudio

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  7. Ii sistema periodico di Primo Levi. Non. è un romanzo ma una serie di racconti particolari dove lo scienziato Levi mostra tutta la sua grande dimensione scientifica che
    rende ancora più atroce la sua esperienza nel lager nazista.
    A Cristina quel libro io lo ho letto di malavoglia e non mi è piaciuto. Bacioni

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  8. @Cristina
    Mi spiace per i guai. Forse ci vorrebbero letture già testate; so che te l’ho già scritto una volta, ma è un fatto che quando non siamo in forma non possiamo pretendere di metterci pure a sperimentare roba strana.
    Oltre più che non sono di nessun conforto, mi metto anche a dispensare consigli!

    Comunque su col morale, Cristina, scrivici.

    @Claudio @tutti
    Grazie per l’indicazione (prima o poi vorrei leggere qualcosa di Allende).

    @Camilla @tutti
    Camilla, diciamo che non si può definire “Il sistema periodico” di Primo Levi, è un po’ saggio, un po’ romanzo, un po’ testimonianza, in tutto questo io trovo che le pagine autobiografiche siano di una profondità che sbalordiscono, tanto che ci si sente inadeguati a parlare di un libro così. La parte in cui descrive la presa di coscienza politica, per esempio, quando lui e i suoi amici, dopo anni di regime, si imbattono nell’insegnamento di Gramsci, Gobetti, Salvemini, quando qualcuno dice loro che “l’insofferenza beffarda non bastava; doveva volgersi in collera, e la collera essere incanalata in una rivolta organica e tempestiva”, è tutto un pezzo che lo leggi o lo rileggi e non riesci a capire per quanti motivi ti commuova.
    Per il fatto storico in sé, perché in quel momento quei ragazzi furono tra i valorosi che decisero di aderire in modo attivo alla Resistenza (e sappiamo con quali esiti per Primo Levi!); perché il passaggio alla lotta attiva ha anche una valenza simbolica, psicologicamente molto coinvolgente per il lettore; mi sono commossa – ma anche arrabbiata – perché le prese di posizione coerenti e coraggiose, anche nella vita di tutti i giorni, sono quanto mai rare e mi capita raramente di coglierne qualcuna.

    E intanto, sento alla radio che la Senatrice Segre, scampata ad Auschwitz, deve uscire di casa sotto scorta perché, giornalmente, riceve insulti e minacce. Che vergogna!

    Mariangela

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  9. Ciao. Ho appena concluso il libro di Vilas. Non posso che associarmi alle lodi di Cristina o al post, bello, di Luigi. Libro pazzesco, profondissimo, pieno di empatia, di umanità, di amore e dolore, di lirismo. Viscerale. Non ho scritto ol titolo, ricordiamolo: IN TUTTO C’È STATA BELLEZZA. Chissà perché Arpaia ha deciso di intitolarlo così? È un titolo che in effetti rende un pizzico parte del contenuto, ma se l’autore sceglie di intitolarlo Ordesa, nome di una località di villeggiatura,,perché non sposare la sua scelta? Comunque libro da leggere, assolutissimamente

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  10. ieri Pisa Book Festival, migliora la sua organizzazione cialtrona e provinciale, ma di poco, l’acustica è migliore, la dislocazione no. Comprati 12 libri, mi sono svenata.
    Ascolto Sandro Veronesi e quasi mi innamoro per la sua schietta presa di posizione sui salvataggi in mare. Limpida e incazzata. BRavo! bisognerà leggere sto Colibrì

    Ascolto Dragan Velikic, serbo intelligente, di cui ho comprato il libro.

    Ricompro Ernaux ( uscirà uno nuovo) La vergogna ( preferivo il titolo L’onta) un po’ di scrittori e scrittrici della ex yugoslavia, mie vecchie e nuove conoscenze ( fra cui Slavenka Drakulic sulla moglie di Einstein di cui ho letto una recente recensione) (ed BEE mah) Una Ivy comptopn BUrnett, un Angela Carter etc ( Camilla sarà contenta) una Louise Proulx ( vi ascolto!), parlo con Keller (lui) compro altri libri su suo consiglio.

    Aspetto con intensa salivazione le 18: incontro con Manuel Vilas.
    Vado- c’è un altro scrittore ( tipo strano, rumeno): chiediamo in giro. Ah no non c’è annullato ha vinto un premio, si è dato.
    Ma cavolo!!!!!!!! scrivete un foglio sulla poprta, macchè, lo abbiamo scritto su FB giorni fa, si sapeva da giorni. VOi lo sapevate. io no!

    Andassero a farsi benedire. METTESSERO UN AVVISO Lì nel luogo nel giorno in cui doveva esserci la presentazione fisica. Troppo difficile da pensare.
    robe da pazzi, poi tutti i ragazzini cooptati (immagino figli e nipoti delle organizers) che ti sorridono come scemi e ti augurano buona giornata. Ma dico, siamo all’asilo?

    Vilas è contundente, conturbante, disturbante, delirante, NON bellissimo s econdo me, però un libro davvero potentissimo..

    Sul titolo, mia Dani, ho da dire la mia: Ordesa non significa nulla in italiano, l’autore è super sconosciuto, per giunta nemmeno inglese o amercano, un titolo empatizzante e strizzante l’occhio come quello…funziona per far fermare il potenziale acquirente. Marketing editoriale insomma.Penso io.

    Leggo molto: sto rileggendo velocissima libri di scrittrici ex yugoslavia per trovare brani sugli stupri etnici da far leggere a un’attricie per il 23 novembre giornata contro la vuolenza sulle donne. Mamma mia quanto dolore.

    Ho letto 2 libri di Slavenka DRakulic nuovi ( L’accusata e Pelle di Marmo) tenetela d’ochio e nel cuore, lei è una bravissima, e giusta.

    Ora per riposarmi un libro – leggerissimo – sui gatti di una israeliana.
    Scrivo, sometimes.come vedete..
    Dico io: ma perchè ho questa diffidenza verso Isabel Allende come scrittrice? Mi ci metterò prima o poi, Giulio, promesso.

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  11. Mmm, ……e’ Claudio, anzi claO55 Cristina, non Giulio che ti/ vi /ci consiglia l’ultimo romanzo di Isabel Allende…..…io Giulio ti/vi consiglio invece una graphic novel dal titolo HEIMAT di Nora Krug edito da Einaudi che attraverso foto,disegni, scritti, testimonianze famigliari analizza il senso di colpa di una anzi due generazioni tedesche sull’orrore del nazismo e dell’olocausto.
    Libro che trovera’ posto nella mia libreria acconto a MAUS di A. Speigelman .

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  12. a tutti, a Cristina. Da qualche giorno ho dovuto.cambiare il mio smartphone con una ciofeca che mi rompe parecchio. Non lo capisco questo oggetto perciò non scrivo più niente. C’è un mucchio di libri di cui ho bisogno di parlare con voi ma è troppo difficile e mi arrabio troppo.. Spero che fra qualche giorno vada meglio. Vi abbraccio tutte/i. Cam

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  13. Acci, Giulio, scusa, e grazie.
    DI Heimat intesa come graphic novel (Perchè esiste un Heimat film stupendissimo di Edgar Reisz) avevo scritto qui credo qualche tempo fa, appena letta.
    deliziosamente d’antan nella grafica ordinata e quasi da scolaretta (ma che intelligenza in quella scelta) , una novel intelligente e empatica, e coraggiosa. Bella bella bella.
    In breve: NOra Krug si fa un dovere di chiedersi che hanno fatto i suoi famigliari nel passato e risale i rami della sua genealogia materna e paterna per capire/scoprire/sapere se qualcuno/a ha avuto e come e in che modo responsabilità…naziste. Non è una fiction. sono davvero i suioi genitori e nonni e bsnonni e zii e cugini.
    Assolutamente da leggere e da gustare in ogni verso.
    Il passato indagato non è mai innocente.

    Claudio scusa, ti ho confuso, ma so chi siete.

    Sto finendo velocissima Slavenka Drakulic – lo ripeto imparate questo nome e leggetela ,è una gran brava scrittrice di grande onestà e perspicaciae scrive in modo bello e dignitoso – Come se io non ci fossi (peraltro introvabile e mai ristampato) – sugli stupri etnici in Bosnia, un libro di puro e totale dolore e atrocia.
    Tutto già noto ma non abbastanza, mai abbastanza, mai.

    Ieri sera ho visto Parasites – del coreano Bong ….. che ha vinto l’ultimo festival di Cannes. Crudelissimo e sarcastico, un film dove non esiste pietà. E che pure fa ridere, ma bisognerebbe piangere. Sti coreani, più li vedi più sei contenta di non essere nata lì.

    Un mondo infame comunque, anche qui da noi, sotto il nostro cielo, non saremo mai salvi/e. E invece lo avevamo creduto
    Come vedete sono di un ottimismo sfrenato.
    amen

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  14. Camilla, lo smartphone lo uso solo per alcune cose e ci capiamo poco peraltro.
    Per scrivere qui uso il Pc e mai me ne pento.
    Perchè non fai così pure tu?
    abbiamo dei limiti, osserviamoli benevole.

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  15. Boh, chissà se ne avevo scritto davvero su Heimat di Nora Krug.
    Certo ero stata colpita da questo bell’articolo sulla Graphic novel di Cataluccio e forse lo avevo postato.
    Lo rimetto, caso mai…lui dice meglio di me

    Un libro limpidissimo ,per me, in ogni senso

    IL PAESAGGIO DOLOROSO DELLA MEMORIA
    di Francesco M. Cataluccio
    Nora Krug. Un’illustratrice tedesca ha ricostruito con parole, disegni e documenti il passato della sua famiglia e l’enorme colpa che pesa sul suo popolo.

    «Come fai a sapere chi sei se non capisci da dove vieni?», se lo è chiesto ossessivamente una giovane tedesca che diciassette anni fa andò a vivere negli Stati Uniti diventando una delle più apprezzate autrici di disegni e racconti illustrati, pubblicati su «The New York Times» e «The Guardian» e insegnante alla Parsons School of Design di New York. Come molti tedeschi, nati nel dopoguerra, aveva sempre percepito una certa reticenza e imbarazzo, da parte dei genitori e dei parenti, a parlare del nazismo e delle vicende famigliari nella prima parte del Novecento. Anche per questo motivo, una volta all’estero, si era portata dietro un forte senso di colpa trovandosi impreparata ad affrontare la diffidenza della gente verso il fatto che lei fosse tedesca: «L’idea di peccato ereditato (come i tedeschi chiamano il peccato originale) e l’idea di dover pagare per le colpe di un’altra generazione mi suonava familiare».

    Nora Krug, avendo poi sposato un ebreo americano, ha sentito l’esigenza di capire meglio l’enorme colpa che pesa sul suo popolo, prima di tutto a partire dalle eventuali responsabilità dei membri della sua famiglia: «Più vivo lontano dalla Germania, più l’idea della mia identità mi sfugge. La mia HEIMAT è un eco, una parola dimenticata, un tempo urlata tra le montagne. Un riverbero irriconoscibile».
    Come mostrava bene l’omonimo film in undici episodi (1984), del regista tedesco Edgar Reitz, «Heimat» è un termine che definisce l’idea di un paesaggio o di un luogo reale o immaginario al quale una persona associa un immediato senso di familiarità. Ma, per la Germania, questo paesaggio non è più soltanto quello che contempla il solitario signore che vediamo di spalle in un famoso quadro del pittore romantico Caspar David Friedrich (“Il viandante sul mare di nebbia”, 1817), che viene parodiato nella copertina del libro. Il paesaggio tedesco è, da settant’anni, pieno di orrore, violenza, macerie, imbarazzati silenzi e vergogna. È forse proprio in una certa idea romantica di patria, onore, autorità, senso di superiorità razziale, ossessione per la perfezione e il sublime, che va cercata la radice distorta dell’ideologia nazista?

    Creando una bellissima e coraggiosa graphic-novel (che, oltre ai disegni, riproduce foto, documenti, schede esplicative), Nora Krug ha deciso di fare i conti anzitutto con la storia dei suoi nonni, apparentemente «normale e innocente». Con ostinazione e intelligenza investigativa ha fatto domande ai suoi genitori e ai parenti, consultato archivi americani e tedeschi, accostando storie e immagini. È un’operazione che coinvolge il lettore in un’indagine fatta di speranze, paure, illusioni, scoperte dolorose che squarciano una spessa nebbia di «non so», «non ricordo», «non sapevo», «non ero un nazista, tutt’al più un Gregario (Mitläfer)».
    La ricostruzione della Memoria, di una storia fatta di silenzi e amnesie (le fotografie del passato sono conservate, dai famigliari, in vecchie scatole nascoste), è molto dolorosa: dai disegni e i testi si percepisce bene la sofferenza e la fatica psicologica provata dalla Krug nella sua indagine. Le due schede (Dal diario di un’emigrata nostalgica. Cose tedesche), che aprono e chiudono il libro, dedicate rispettivamente al solido cerotto Hansaplast (prodotto in Germania nel 1922) e alla colla sintetica UHU (inventata da un farmacista tedesco, nel 1932, che gli dette il nome del Gufo reale), si comprende la volontà dell’autrice di rimediare, medicare, riattaccare i brandelli della memoria di un passato che non passa (e non può passare).

    Ci sono ferite inflitte, e anche subite, non rimarginabili. Lo sapeva bene lo scrittore boemo Bohumil Hrabal che, come epigrafe alla sua raccolta di racconti Gli stramparloni (1964) appose lo scontrino di una lavanderia: «Ci sono macchie che non si possono togliere senza intaccare il tessuto».

    Tra i “non detti” che, nella ricostruzione del passato famigliare e collettivo Nora Krug si trova ad affrontare, c’è anche la questione dei tedeschi come vittime: l’inutile e devastante bombardamento di Dresda e delle altre città non più obiettivi militari (efficacemente raccontate, nel 1999, da Winfried G. Sebald ne “La storia naturale della distruzione”, Adelphi); gli stupri che molte tedesche dovettero subire; le deportazioni di massa di popolazioni germaniche, alla fine del conflitto. Ma la Krug non giudica: si limita a mostrare e raccontare. Tutti i dubbi e i rimorsi li lascia a sé stessa: «pur sapendo che non posso accettare il perdono per l’imperdonabile, che l’espiazione individuale non può cancellare la sofferenza di milioni di persone». Si chiede però come sarebbero, ad esempio, andate le cose: se il nonno materno Willi (1902-1988), prima socialdemocratico e poi iscritto al Partito nazista, non si fosse limitato a guardare la persecuzione degli ebrei e l’incendio della Sinagoga di Karlsruhe, fosse stato poi indagato e epurato dagli americani nel dopoguerra e avesse continuato a sostenere, di non saperne niente; se il suo fratello minore, Edwin (1909-1944), non fosse stato ucciso combattendo in Estonia, dopo aver scritto, in una delle ultime lettere alla famiglia, «la guerra pretende da noi cose che vanno ben oltre il sovrumano sotto tutti i punti di vista»; oppure, se lo zio Franz-Karl (1926-1944), il fratello maggiore del padre, plagiato dall’educazione nazionalsocialista, non fosse morto in combattimento e ora sepolto in un cimitero di guerra tedesco in Italia…

    Scoperta, alla fine, una vergognosa e dolorosa verità, anche sulla sua famiglia, la Krug conclude: «Sono contenta di aver fatto tutte le domande che dovevo, di esser tornata indietro a raccogliere le briciole di pane, di aver guardato sino a esser sicura che non ne fosse rimasta nemmeno una, di sapere quello che prima non sapevo: che la HEIMAT si ritrova solo nel ricordo, che comincia a esistere solo quando l’hai persa».
    Dopo aver letto un libro così viene da chiedersi quanti di noi italiani, singolarmente e collettivamente, abbiano avuto il coraggio di compiere questo lavoro sulla nostra memoria di quegli anni, al di là del dolciastro, e poco veritiero, stereotipo degli «italiani brava gente». Nei nostri libri di scuola, a differenza di quelli tedeschi, si dice infatti ancora troppo poco: dei silenzi sui massacri in Etiopia (unica nazione a usare i gas!), in Jugoslavia e negli altri Paesi dove si combatté; delle stragi e il collaborazionismo durante la guerra civile; sulle discriminazioni degli ebrei e della complicità con coloro che li uccidevano o li caricavano sui treni per i campi di sterminio… I nazisti e l’esercito tedesco, e le atrocità da loro compiute durante la Seconda guerra mondiale, è come se avessero coperto e sminuito le atrocità degli altri, alleati o vincitori che siano.

    (pubblicato sul supplemento domenicale del “Sole24Ore”, 27/X/2019)

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  16. @Cristina grazie per aver ricordato Heimat film in episodi. Visti tutti al cinema Massimo a Torino. Una meraviglia assoluta! Mi hai fatto fare un balzo ad una vita precedente 😀
    Cambiando discorso..vorrei leggere Balzac. Lo so, vi sembrerà strano, ma non l’ho mai letto. Quindi su, forza, cosa reputate imperdibile che me lo procuro per tempo e nelle vacanze di Natale me lo leggo? Dai che vi faccio già pensare alle Feste, alle letterine a Babbo Natale ecc

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  17. o mamma mia il natale già incombe! grrr pant pant

    Dani – Heimat 1 e Heimat 2 film a episodi meraviglioso, capolavoro assoluto di ricostruzione della storia tedesca dagli inizi del 900 fino agli anni 70 è imperdibile! ha accompagnato per anni la mia vita milanese nei cineforum , ho anche tutti i dvd che però non vedo perchè non ho più il lettore.
    Per chi ama il cinema e non loconoscesse: cercatelo! e godetevelo , è un film magnifico, da vedere assolutissimamente in ordine cronologico. Attori splendidi , taglio pietoso e “famigliare”, un’opera grandiosa che nelle pieghe di una famiglia vede scorrere gli eventi del mondo grande e della Storia con la esse maiuscola. Imperdibile, godibilissimo, intelligente, con un B7n magnifico per la prima parte.

    Dani Balzac è un super grandissimo. Va letto tutto ( ma è quasi impossibile). Se vuoi comincia dai titoli più famosi Eugenie Grandet e Père Goriot, poi le Illusioni perdute, Il cugino Pons, la cugina Bette e via via, vedrai tu man mano.Un punto fermo della letteratura occidentale, insuperabile.

    Abbracci

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  18. Camilla. A Dani. Forse Balzac è il più. prolifico scrittore.ottocengrsco. La sua opera. La commedia UMANA conta.Oltre 300 romanzi, tra i cui decine di libri, per altro m
    odernissimi, ad es sulla pittura. e i romanzi fantastici e fantascientifici, amo moltissimo SERAPHITA, la affascinante.fanciulla in un Castelo della Norvegia. E SERAPHITUS il magnifico giovane uomo. che vola tra Fiordi.. i classici ottocenteschi son tutti stupendi. Buona. Lettura magari con L. Ereditiera. Ciao. Cam. Ho uno smart nuovo e non riesco a
    scrivere. Uffa

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  19. Ho finito il libro della Allende di cui vi dicevo qualche post fa. Il libro è bellissimo. Parte dalla guerra civile spagnola e si conclude con la dittatura cilena di Pinochet (ben conosciuta dall’autrice) in un crescendo di drammatiche emozioni. Una narrazione, quella della Allende, classica dei sudamericani che a me ha sempre ricordato il Maestro Marquez e Vargas Llosa. Il libro è molto scorrevole da leggere assolutamente.

    Saluti a tutti, Claudio

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  20. @tutti
    Io Heimat no!… proprio no!
    Ho fermato il DVD e l’ho restituito senza finirlo.
    Chissà perché?
    Non leggo.
    Sono convalescente, dopo un intervento chirurgico.
    Riesco solo a vedere la TV e a dedicarmi all’enigmistica tosta.
    A presto.

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  21. @tutti @Cristina

    Ho terminato “Love”, di Toni Morrison, e dico subito che l’ho trovato piuttosto difficile, soprattutto nella prima parte, ha una struttura ostica che sembra quasi una provocazione. Vale però la pena tribulare per qualche decina di pagine perché poi si viene ripagati da una storia coinvolgente e commovente, dove l’oppressione razziale e quella di genere si incrociano e si corroborano.

    Il libro è di quelli che rilasciano le informazioni poco alla volta quindi metto uno “Spoiler alert” e mi congedo da chi voglia leggere questo romanzo. A ripensarci con calma, ritengo che la bravura dell’autrice consta nel fatto di presentarci inizialmente Bill Cosey, personaggio perno di tutta la storia, come un benefattore per poi farci capire che almeno tre delle donne protagoniste sono tutte, in un modo o nell’altro, vittime della sua prepotenza. Lo è Heed, la moglie che lui, cinquantenne, ha sposato quando lei ha undici anni, lo è l’altra ragazza, appena adolescente quando lui le rivolge le sue attenzioni; lo è anche May, la nuora rimasta vedova che non sfugge alle mire del capofamiglia.

    Non è facile capire tutto in un libro così, ci sono tanti punti che rimangono oscuri (penso che più di altri libri godrebbe di una rilettura) certo è che il sentimento odio/amore che intercorre tra le due donne, una volta amiche inseparabili, è intenso e palpabile e percorre tutto il libro fino alla fine.

    Cristina, mi sembra di ricordare che la tua recente esperienza con “Amatissima”, sempre di Morrison, non sia stata positiva, in questo libro che ho letto io scene crude non ce ne sono, ma certo non manca la degradazione, fisica e umana, causata da razzismo e maschilismo.

    Ciao,
    Mariangela

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  22. Ciao a tutti. Scusate, lo so che ne abbiamo già straparlato in altro post,,ma ho ripreso i racconti di Cechov e terminato, or ora, Il racconto di uno sconosciuto. Meraviglia delle meraviglie, che scrittura! Un flusso lento, con qualche svolta improvvisa, come un’onda inattesa che movimenta la narrazione. E la varietà di sentimenti, il disvelarsi di animi diversi, la presentazione precisa di tanti livelli di consapevolezza e valori morali. Qua e là, perle narrative riassunte in due efficaci parole. Sono ammaliata da tanta bellezza…
    @Jez guarisci in fretta! Un baciotto speciale a te

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  23. @ Mariangela @ Dani
    Ma sì, ho parlato dell’intervento proprio perché sono sulla via della guarigione. Mi avete fatto buona compagnia anche all’ospedale…
    Guardo
    “Ho sposato un killer” e “Morire di amore” . Poi con la difficoltà di concentrazione che ho, seguo film in cui c’è un killer o una killer ossessionato da qualche malsana idea.
    Insomma, ti viene il dubbio che tutti quelli che vedi imtorno a te siano degli assassini seriali.
    Ma è un periodo. Passerà!

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  24. @Cristina
    eravamo in 5 o 6, un gruppo di visione film tosti, e questo proprio non ci è sceso…
    Quindi anche nel mio caso: “mica solo io” 🙂

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  25. @Jezabel@Tutti @Critina

    Jez, mi sono fatta dire i titoli, ma è da troppo che non guardo la TV quindi non sono aggiornata. Io sono rimasta al Tenente Colombo! Lo stanno trasmettendo adesso. Mi sembra di capire che sei già in convalescenza e che il peggio sia passato.

    Cristina, capisco bene che Haimat sono 11 episodi per 15 ore di visione? Accipicchia!

    @Dani @Tutti
    I racconti di Cechov riescono a stupire e ad incantare, nell’altro articolo trovi anche i consigli di Domenico Fina.

    @Cristsina @Camilla @Dani @Tutti
    Al racconto io ricorro anche nei momenti di stanca di un romanzo corposo, quando ho bisogno di interrompere senza però abbandonare. Parlavate di Schnitzler e Zweig proprio mentre io avevo bisogno di una pausa e, leggendovi, ho deciso di rivolgermi a “Mendel dei libri”, intenso racconto di Stefan Zweig.

    Mendel opera presso il caffè Gluck, è un’autorità in fatto di libri, i suoi consigli sono molto richiesti tanto da fare del locale un punto di richiamo. Bisogna immaginarsi un uomo così preso dalla sua passione bibliofila da non essere in grado di difendersi dalle insidie della vita reale, neppure dopo lo scoppio della guerra, quando tenere corrispondenza con inglesi e francesi, dall’Austria, può essere inopportuno e dimenticarsi della propria cittadinanza russa può decisamente provocare qualche sospetto. Non c’è solo la passione per i libri (con annessi e connessi come cataloghi, listini, biblioteche di conservazione, ecc), dal racconto emerge anche la micidiale ottusità delle burocrazie, pedanti in tempo di pace, nefaste in tempo di guerra.

    Bello. Non ricordo cosa avessi letto di Zweig da giovane, so che mi piaceva molto già allora.

    Ciao.
    Mari

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  26. Heimat. film a episodi in 2 serie ( la prima MOLTO meglio della seconda, pure splendida ma degli anni 70 contestazione tec)
    Pensato per la televisione con puntate di 1 ora l’una. In realtà vinbse a Venezia milinoni di anni fa e da alora è andato nelle sale, L’Unità lo ripubblico’ in DVD e qualche volta mi opare sia stato dato anche sulla Rai ma non ci giuro.
    Si molte ore,benedette per me, ma si vede a gruppi di 2 h per volta, MAGNIFICISSIMO, altro che scendere, qui si sale e basta. Non è questione di gusti, è un FILM assoluitamente imperdibile e stupendo – per giudizio universale – soprtattutto ( e non solo) se vuoi capire qualcos della Germania ante hitler.
    Jezz, ma che avete visto voi? grrrrrrrrrr sgrunttttttt

    Sto leggendo Oates Una famiglia americana, saprò dire

    stanca sono

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  27. @cri
    UNA FAMIGLIA …l’ho consigliato qualche anno fa a tutti voi.
    Interessante!
    Mostra quanto la famiglia possa essere covo di vipere.

    @Mariangela
    S. Zweig mi è molto caro.
    Non avrai letto la sua biografia? Un nostalgico ma lucido quadro della situazione europea dalla fine della belle epoque alla seconda guerra mondiale.
    IL MONDO DI IERI.

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  28. @ Jezz. Carissima. ho seguito le tue avventure letterario/ospedaliere,ti faccio tantissimi auguri. Anch’io ho passato alcuni giorni spiacevoli con una influenza “defatigante”dopo una giornata di pioggia mai vista e gelida a ciel sereno, sono arrivata a casa fradicia fino alle mutande e surgelata. Comunque ho condiviso le vostre letture,anch’io adoro leggere Swaig, Werfel e compagnia : un vero incontro letterario da rifare di tanto in tanto , grandissimi maestri di stile e bellezza.Oggi in libreria ho trovato l’ultimo Annie Ernaux. L’EVENTO , un,altra grande maestra di stile.
    A tutte affettuosi saluti. Cam

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  29. @Camilla
    Mannaggia, attenzione a questo clima ballerino.
    Grazie per l’incoraggiamento.
    Era qualcosa che trascinavo da anni e poi in due mesi è diventato urgente.
    Bah ! Il corpo a volte si ribella…
    Ora sono in orizzontale davanti alla TV (stavolta per il TG) dopo una passeggiata brevissima che però mi ha affaticato tanto.

    A presto

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