I libri più belli, letti nel 2019

Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919
Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919

Eccoci anche quest’anno al post dedicato ai libri più belli, letti nei dodici mesi. L’appuntamento è diventato quasi un caso di studio: un vero gruppo di lettura esteso, un fiume di idee e consigli; a volte anche di schermaglie, quasi sempre confronti ricchi di stimoli e argomenti.
Ricordo le regole per chi non avesse mai partecipato:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Per leggere i commenti del 2018 (sono 28 pagine in tutto):
https://gruppodilettura.com/2018/03/25/i-libri-piu-belli-letti-nel-2018/comment-page-1/#comment-74568

686 commenti

  1. @Domenico Fina

    Ti ringrazio per i titoli dei racconti che hai suggerito; ho voluto mettere in pratica subito i tuoi consigli e ho letto due pezzi tratti da questa raccolta:

    ►Tommaso Landolfi, “Le piu belle pagine di Tommaso Landolfi”, scelte da Italo Calvino, Rizzoli, 1982, 431p.

    Lo dico subito: lingua non facile e impatto straniante, non a caso Calvino colloca i due racconti, rispettivamente, nel capitolo “Racconti fantastici” e nel capitolo “Racconti dell’orrido”. In entrambi la situazione è volutamente assurda, quasi fantascientifica. Ne “La moglie di Gogol” troviamo infatti l’invenzione di una moglie gonfiabile, che assume le sembianze diverse a seconda dell’umore del marito, una donna di plastica a cui Gogol dipinge le labbra e trucca il viso in modo ogni volta diverso. Ne “Il babbo di kafka” mi sono imbattuta in una creatura mostruosa, un ragno con il volto del padre, al cui cospetto, proprio per l’effetto di una scrittura originalissima, gli aracnidi di Mircea Cărtărescu, in “Travesti”, sembrano trastulli per bambini.

    Letture di questo tipo sarebbero da far decantare prima di parlarne, ma l’effetto shock è immediato, e questo è già un punto a favore dell’autore!

    Ciao,
    Mariangela

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  2. Ciao Mariangela, Calvino in quella raccolta commise un errore gigante, secondo me, incluse i racconti migliori di lunghezza media, ma escluse “Le due zittelle”, perché è un racconto lungo, di circa 80 pagine. Le due zittelle si discosta dagli altri, in un crescendo classico si passa per comicità, brivido, contemplazione, teologia, bizzarro, sembra un po’ Gogol, un po’ Dostoevskij e molto Landolfi, naturalmente. Per dirla in termini più chiari è come se venisse composta un’antologia dei migliori racconti di Kafka senza includere “La metamorfosi”. Io sono un tipo di lettore che non cerca racconti ‘fantascientifici’ o ‘gotici’, non mi sono congeniali, riconosco la bravura lessicale e la capacità di suscitare shock che ha Landolfi, orrorifica in alcuni racconti come La moglie di Gogol’, ma Le due zittelle, ripeto, è su un altro livello di complessità narrativa ed estetica.

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  3. @Cristina
    Sono senza parole da qualche giorno.
    Ho letto le tue parole e le poesie insieme ai miei genitori. Siamo ammirati dalla tua forza.

    Un saluto a tutti.

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  4. @ cristiana. Mia carissima. Penso tanto a te al tuo lutto che sento fortemente anch’io. Cara Cristina da 16 anni siamo amiche di letture e di vita. Ricordo tante cose accadute in questi anni e mi sento tanto affezionata e vicina a te. Ti abbraccio forte e davvero vorrei esserti accanto in questo triste fine di anno. Ti voglio tantissimo bene.e penso con affetto anche al tuo figlio, sensibile e intelligente, pieno di qualità artistiche e di sofferenza. Gli sei stata sempre vicina con amore. Tua amica Camilla.

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  5. @Tutti @Domenico Fina
    Domenico, anch’io non amo fantascienza e racconti gotici, ma questi due racconti di Landolfi, così particolari, nel complesso mi sono piaciuti. Penso sia giusto, ogni tanto, avventurarmi in generi e linguaggi diversi da quelli che mi sono congeniali, spesso però fallisco perché la sperimentazione presuppone tempo ed energia. E infatti, visto il periodo travagliato, sono già tornata a racconti più classici:

    ► Katherine Mansfield, “La festa in giardino e altri racconti”, letto da Rita Savagnone, Full Color Sound, 2015, (ca. 91 min.)

    Tutto sembra scorrere liscio e senza intoppi, nei racconti della scrittrice neozelandese, nessun problema di comprensione, tutto limpido come il cielo di una giornata di bel tempo, però, proprio per questo, per contrasto, questa scrittura apparentemente amena ancor più crudeli e incomprensibili ci fa apparire le ingiustizie di questo mondo. “La festa in giardino” è uno scritto potente, in questo senso.

    Che salto, però, da Landolfi a Mansfield! Forse avventurarci in generi nuovi è bello anche per questo: affiniamo la sensibilità del leggere e, tornati su terreni già esplorati, percepiamo poi con maggiore intensità anche gli autori che definiamo “nostri”.

    Ciao,
    Mari

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  6. @cristina. CaraCri, ho pensato a te leggendo stamani un pezzo su Liliana Segre dove racconta di. aver atteso decenni con la difficoltà di comprendere ma l’assoluta necessità, di raccontare, per riuscire a comprendere . Così ha raccontato e ha potuto continuare a vivere una vita più accettabile, più serena e significativa. Ho pensato subito a te, se puoi racconta la storia del figlio, tutta la sua importanza umana, intellettuale e caratteriale. che rende a lui il suo valore e a te la possibilità di una vita più serena e significativa.Scusami se ti sembro importuna e mandami al diavolo. Ti abbraccio. Camilla

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  7. @Cristina@Camilla @Tutti
    Cristina, dare consigli in situazioni simili può essere inopportuno perché in una situazione psicologica estrema come quella che stai vivendo tu ognuno reagisce alla propria maniera, ma anch’io la penso come Camilla, penso che la scrittura possa aiutare. Cristina, tu poi avresti anche gli strumenti per farlo perché sai scrivere, sai esprimerti. Non dico che sarebbe operazione indolore, tutt’altro, ma potrebbe aiutare.

    Per il resto mi unisco alle parole di Dani, Jezabel. Ho pensato molto a quanto ti è successo,come se ti conoscessi.

    Mari

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  8. stasera finalmente piango, ma quello che dici, cara Camilla, sarà fatto. Miro è comparso sui giornali, due giorni di seguito, come operatore sociale, writer famoso e sportivo boxeur. Amato da tantissimi amici ai suoi funerali ( che ho organizzato con molta sapienza e tantissima fatica) c’era una gran folla.
    Io sono tuttora incredula e attonita, non mi rendo ben conto, riascolto la sua voce e…

    Ma faremo una mosra dei suoi lavori, almeno di quelli trasportabii e ce n’è a centinaia ovunque.
    Poi magari una gallery con le foto dei suoi pezzi sui muri di mezza Italia.

    Peccato che qui non posso postare foto ma a Milano i suoi amici stanno dipingendo lui – e per lui – in ogni dove.
    Lenzuoli sui centri sociali, insomma, molta moltisima eco, bella amorosa, vivificante, addolorata.
    C’è tutto un mondo che lo piange, ma non solo quello dei rappers . writers etc.

    Basta.
    Grazie, Faccio, farò, ma intanto lui non c’è, e non ci sarà mai più, mai più lo bacerò, nè vedrò i suoi occhi. Inaccettabile.

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  9. @;cris. Brava Cristina.Soffrirai sempre di aver perduto Milo
    ma proverai l’orgoglio di aver avuto vicino una bellissima persona, di essere la mamma di Milo, “quel Milo”, che oltre al ricordo ti ha lasciato la sua unicità di artista, le sue opere, i suoi rapporti con l’arte. Certo la nostalgia di lui non ti lascerà mai ma si farà sempre più luminosa anziché svanire nel buio della sofferenza solitaria e frustrata. Essere orgogliose di una nostra creatura specialissima non solo per noi ma per tanti altri che godranno dei suoi segni. Che restano. Tua Camilla
    (
    mi è sembrato giusto parlarti in mezzo alle amiche e amici che non privatamente. ❤️❤️❤️

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  10. Ho terminato Balzac. I libri che mi aveva suggerito Cri (un bacione grande Cristina, grandissimo).
    Tralasciando commenti stilistici su cui fior di critici avranno versato fiumi di inchiostro mi limito ad alcune semplici considerazioni. Vi ho trovato un’esposizione di sentimenti chiara, dettagliata, ingigantita, molto coinvolgente. Mi è parso che ogni personaggio incarnasse un vizio o una virtù in modo esemplare. Eugenie Grandet la rettitudine, la purezza del cuore, la dignità. Il padre l’avaro per eccellenza, con le sue piccolezze, l’espressione tangibile di un vizio estremo. Nel Père Goriot l’amore smisurato, sbagliato e diseducativo, nelle figlie l’ingratitudine e il bieco interesse. Fantastico il personaggio di Rastignac, giovane al bivio, in bilico tra l’abisso del lusso e del piacere e una vita all’opposto di studio e lavoro. La scena finale grandiosa, frutto di una raggiunta consapevolezza, una sfida a un mondo errato, tentatore, sfrenato. So di non essere chiara ma non voglio “spoilerare” il finale. Come sempre i grandi classici non deludono. Si gustano in lettura, si ruminano meditandoli e rivoltandoli e ci fanno misurare con i nostri sentimenti, analizzare le nostre attitudini… Insomma, roba forte

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  11. Camilla! io mi chiamo CRistina e non cristiana, e mio figlio si chiama Miro e non Milo.
    per favore, ti scongiuro, per me è insopportabile vedere storpiati i nostri nomi, il suo in particolare,
    Potresti fare più attenzione tesoro mio un poco pasticciona, faresti questo per me? grazie.
    E grazie per tutto il resto

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  12. Miro – Estate 2019

    Sarò Fortezza ondivaga
    in cerca di approdo
    rifugio insicuro buio accecante
    tenue bagliore o via di mezzo.
    Sarò silenzio assordante
    Nel quieto delirio
    sarò quello che ero
    in divenire continuo e fluido
    sarò rottura punto di svolta
    evoluzione e ripartenza .
    sarò tutte le lacrime che ancora trattengo
    e i troppi sorrisi che tengo al guinzaglio
    sarò nuvole nascoste che fluttuano basse gravide di gioia e dolore.
    Sarò ancora il mio miglior nemico
    e mi darò un sacco di inutili consigli .
    sarò per sempre e mai più
    o solo un istante infinitesimo
    nei secoli dei secoli amen .
    A meno che…
    Sarò dove sono sempre stato
    e non mi trovavo più
    sarò qualche pensiero lucido
    che mi confonde
    sarò mare flutti terra sabbia e sassi
    sarò una boccata di ossigeno tra questi squisiti veleni esposti in vetrina
    sarò soltanto per essere
    unico e moltitudine
    il mio compagno in questa solitudine
    sarò lacune ed ombre
    presagi affini stilettate d’amore
    sarò l’ eccesso con moderazione
    la via di fuga la via di accesso
    la proiezione il riflesso il reflusso
    la giusta dimensione la direzione opposta sarò domanda e risposta
    le mie catene e piume per questi ali
    sarò quello che un giorno avrei voluto essere per non aver osato
    E tornerò bimbo ragazzo uomo e vecchio tutto in un vortice bellissimo e tremendo
    e sarò da solo in pessima compagnia
    pieno di vita perché già morto
    E rinato diverse volte
    Sarò un racconto una fiaba
    senza lieto fine o forse sì
    sarò rime metrica flow
    perseveranza e fastidio
    continua ricerca e fallimenti perpetui
    sarò i colori che non ho mai usato
    immagini foto filmati nel cloud
    sarò nei ricordi che sono svaniti
    Nei giudizi altrui
    sarò la mia rabbia il mio odio creativo
    il seme del male gettato nel vento
    che genera mostri
    sarò La scialuppa l’approdo insicuro
    una scritta sul muro
    l’inizio e la fine
    tutti e nessuno.

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  13. @Cristina

    É anche poeta, tuo figlio!

    @Camilla
    Quando mi capita di scrivere col telefonino, anch’io scrivo i nomi sbagliati, “Cristina” esce sempre “cristiana”, è lo stramaledetto correttore automatico. Però ci capiamo lo stesso.

    @Tutti
    Il 2020 è oramai iniziato, ma questo articolo, dedicato ai libri più belli letti nel 2019, consente ancora di tirare le somme rispetto a quanto letto lo scorso anno.

    Inizio con quei libri molto appressati ma letti solo parzialmente, in modo selettivo anche secondo l’interesse tematico del momento, sono i libri non terminati ma profondamente assimilati nelle parti esplorate. Sono amici da cui ho dovuto congedarmi in fretta, ma so dove ritrovarli:

    • Luciano Vandelli, “Tra carte e scartoffie: apologia letteraria del pubblico impiegato”, Il Mulino, 2013, 304 p.

    • Franco Cardini, “”L’Islam è una minaccia” Falso!”, Laterza, 2016

    • “Memorie di pietra: i monumenti delle dittature”, a cura di Gian Piero Piretto, Cortina, 2014, 272 p.

    • “Cittadini di un mondo scelto”, in Michela Murgia,”Futuro interiore”, Einaudi, 2016, 84 p. (pp. 7/35)

    • Diego Zandel, “Balcanica: viaggio nel sud-est europeo attraverso la letteratura contemporanea”, Novecento libri, 2018, 245 p.

    • Luciano Canfora, “Un fascismo americano e la fortezza Europa” in “La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia”, Laterza, ed. digitale settembre 2018, pp.9/13.

    • Ugo M. Palanza, “Capolavori della letteratura straniera: per le scuole medie superiori”, Dante Alighieri, 1958, 858 p.

    • Johannes Vilhelm Jensen, “Le opere”, Utet, 1969, 765 p.

    Come felice esempio di serendipità, voglio ricordare il manuale di letteratura di Palanza, trovato sullo scaffale degli omaggi della mia biblioteca, e inaspettatamente foriero di un “viaggio” nella penisola scandinava.

    Ciao
    Mari

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  14. @Cristina
    La poesia che hai postato era un episodio occasionale nell’attività di Miro? Ha scritto anche altre cose?

    Mari

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  15. Mari,
    Miro ha scritto una enormità di testi, ma credo non altre poesie. Non so, almeno non mi sovvengono altre. Questa l’ha scritta il primo giugno 2019 a Vinci ( il paese di Leonardo) dove una mia carissima amica ha una casa bellissima, mentre lei e io preparavamo la cena, e poi ce le ha letta.
    L’ho ritrovata sul suo FB, se no era perduta. Quindi si, è anche possibile che qualche rara altra ci sia, bohhh

    Per il resto ha scritto e rappato tutta la vita dai suoi 16 anni fino al giorno in cui è andato via.
    Testi in rima, freestyle, lettere etc,

    Ma devo dirti che NON posso mettere le mani nelle sue cose ora. Mission impossible.
    Col tempo, forse, si vedrà.
    Baci

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  16. @mari. Hai usato la parola serendipita e ti chiedo come l’hai scoperta. Ho letto anni fa un bel romanzo di Richard Powers intitolato SERENDIPITY dove il significato è più complesso.La parola è inglese.

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  17. @Cristina
    Diciamo che hai risposto alla domanda che non osavo fare: per ora le cose di Miro non puoi ancora toccarle. Anche qui, se posso dire una cosa: lascia passare un po’ di tempo, ma non troppo. Anche quella del riordino è un’operazione dolorosissima, ma è una tappa del percorso.

    @Camilla@Tutti
    Detto alla buona, serendipità sta per trovare una cosa senza cercarla! Per quanto riguarda i libri, in biblioteca e con l’opac è assicurata! So che tu hai altri canali di approvvigionamento, e va bene, ognuno ha i suoi, ma almeno una volta dammi la soddisfazione di dare un occhio a un catalogo in linea!

    @Tutti
    Sempre in merito ai miei migliori letti nel 2019, qui sotto c’è un po’ un miscuglio, diciamo, quanto letto e apprezzato nel 2019 che non rientra nella narrativa. Nel calderone ho messo un po’ di tutto senza dividere: saggi con volumi fotografici; un brevissimo (ma gustoso) resoconto di viaggio e, per me caso inedito, una raccolta di poesie:

    • Francesco Ferrini e Alessio Fini, “Amico albero: ruoli e benefici del verde nelle nostre città (e non solo)”, premessa di Alessandro Pagnini, prefazione di Luca Toschi, ETS, 2017, 131 p.

    • Marco Bascetta,”Al mercato delle illusioni: lo sfruttamento del lavoro gratuito”, Manifestolibri, 2016, 77 p.

    • Giacomo Debenedetti, ”Otto ebrei”

    • “Agromafie e caporalato. Quarto rapporto”, a cura dell’Osservatorio Placido Rizzotto, FLAI CGIL, Bibliotheka Edizioni, 2018, 352 p.

    • Izet Sarajlic, “Chi ha fatto il turno di notte”, a cura di Silvio Ferrari, prefazione di Erri De Luca, Einaudi, 2012, 130 p.

    • “Sarajevo”, fotografie di Tom Stoddart, testo di Predrag Matvejevi, F.Motta, 1995, 48 p.Carlo Pestelli,

    • “Bella ciao: la canzone della libertà”, prefazione di Moni Ovadia, Add, 2016, 143 p.

    • Erri De Luca, Izet Sarajlic, “Lettere fraterne”, Dante & Descartes, 2007, 90 p.

    • Francesco Cataluccio, “Chernobyl” Sellerio, 2011, 159 p.

    • Ferruccio Capelli, “Il futuro addosso: l’incertezza, la paura e il farmaco populista”, Guerini e associati, 2018, 214 p.

    • Carlo Smuraglia con Francesco Campobello, “Con la Costituzione nel cuore: conversazioni su storia, memoria e politica”, Edizioni Gruppo Abele, 2018, 159 p.

    • Predrag Matvejević, “Ex-Jugoslavia: diario di una guerra”, fotografie di Alberto Ramella, prologo: “Poesia per Sarajevo” di Czeslav Milosz ; epilogo: “Tema della Bosnia” di Josif Brodskij, Magma, 1995, 119 p.

    • Vargas Llosa, “La tentazione dell’impossibile Victor Hugo e “I Miserabili””, a cura di Antonella Ciabatti, Libri Scheiwiller, 2011, 213 p.

    • Umberto Eco, “Migrazioni e intolleranza”, La nave di Teseo, 2019, 71p

    • Luigi Ciotti, “Lettera a un razzista del terzo millennio”, Edizioni del Gruppo Abele, 2019, 78 p.

    • Edith Wharton, “Milano pittoresca”, a cura di Attilio Brilli, Minerva, 2017, 16 p.

    • Thilo Wydra, “Le bionde di Hitchcock: l’invenzione di un’icona: 83 fotografie da 19 film”, prefazione di Paolo Mereghetti, Jacka Book, 2019, 227 p. : ill.

    • Monique Pistolato, “Cari libri: la lettura condivisa come laboratorio di umanita?”, Paoline, 2014, 120 p.

    • Filippo Maria Battaglia, “Stai zitta e va’ in cucina. Breve storia del maschilismo in politica da Togliatti a Grillo”, Bollati Boringhieri, 2015

    • Gianni Maffi, “Leggere: nel paese dei non lettori”, testi di Stefano Parise e Roberto Mutti, 2019, 158 p.

    Con voi mi sono divertita, cari i miei migliori “di non narrativa” del 2019, grazie a chi vi ha scritti e pubblicati!

    Mariangela

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  18. Scusa Cristina, per qualche settimana non ho letto i commenti al post e mi è sfuggita questa terribile notizia. Non so letteralmente che dire in una circostanza come questa. Ti mando solo un abbraccio.

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  19. @Mariangela, i tuoi elenchi non hanno prezzo. Io non riesco molto a fare elenchi, ma mi piace molto leggerli perché sono comode fonti a cui attingere per cui GRAZIE CARA. Non vedo l’ora di leggere le prossime liste che tu, sapientemente, fai desiderare 😘

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  20. Cri. Mai trovata su questo blog, questo intendevo, che la parola inglese, italianizzata ci fosse da molto più di 4 anni è ovvio. ciao cam

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  21. @Dani @Tutti

    Figurati, Dani, ogni anno dico sempre la stessa cosa: novità nelle mie liste non ne trovate perché non mi butto quasi mai sull’ultimo nato (non sarei in grado di vagliare, oltretutto) poi avverto sempre di non prendere troppo sul serio le mie votazioni, arbitrarie e soggette ai miei personali gusti, si sa, queste sono classifiche fatte un po’ per riordinare le idee un po’ per gioco. In base a questa filosofia, vado con i miei “distinto”:

    • Richard Yates, “Revolutionary Road”

    • Romain Gary,”Biglietto scaduto”

    • Helena Janeczek, “La ragazza con la leica” (con qualche riserva)

    • Mircea Cărtărescu, “Travesti”

    • Alina Bronsky, “L’ultimo amore di baba Dunja”

    • Max Blecher, “Accadimenti nell’irrealtà immediata”

    • Cees Nooteboom, “Il canto dell’essere e dell’apparire”,

    • Alexandre Dumas, “La signora delle camelie”

    • Toni Morrison, “Amore”

    • Stefan Zweig, “Mendel dei libri”

    • Claudio Magris, “Le voci”

    • Tommaso Landolfi,”La moglie di Gogol” e “Il babbo di kafka” in Tommaso Landolfi, “Le piu belle pagine di Tommaso Landolfi”, scelte da Italo Calvino, Rizzoli, 1982, 431 p.

    Ciao,
    Mari

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  22. @marian. Sono tutti ottimi e interessanti i titolo e gli autori che citi, veramente ottimi. Io ti prego di legger MENDEL DEI Libri. (piccolo piccolo) e REVOLUTIONARY ROAD un gran indimenticabile romanzo. Ciao ciao. Camilla

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  23. Cristina, bellissima la poesia di Miro, mi ci riconosco, triste e crudele con sé stesso, ma così vitale! Spero di non farti male a scriverti. Ti abbraccio forte.

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  24. @Camilla @Tutti
    Camilla, quelli che ho elencato sopra sono libri che ho già letto: sono tra i miei migliori del 2019, e “Mendel dei libri”, racconto “piccolo piccolo”, come dici tu, è veramente un pezzo meritevole! Quelli sopra erano libri che ho apprezzato molto, ma un filo meno di questi che seguono che per me sono stati al top nel 2019 (ho messo assieme romanzi e racconti brevissimi, ma per me è sempre scomparto “letteratura”):

    • Philip Roth, “Il lamento di portnoy”

    • Nikolai Vassilievich Gogol, “Le memorie di un pazzo”,

    • Cesare Pavese, “La bella estate”

    • Dušan Velikovic ” Serbia hardcore”

    • Dušan Velikovic “Balkan pin-up”

    • Lev Tolstoj, La morte di Ivan Il’ic”,

    • Elvira Donez, “Piccola guerra perfetta”

    • Miklós Vajda, “Ritratto di madre, in cornice americana”

    • Gazmend Kapllani, “Piccolo diario di frontiera”

    • Gustave Flaubert, “Cuore semplice”

    • Victor Hugo, “I miserabili”

    • Lev tolstoj, La sonata a Kreutzer

    • Jennifer Egan, “Il tempo è un bastardo”

    • McEwan “Espiazione”

    • Luigi Capuana, “Il marchese di Roccaverdina”

    • Ivo Andric, “Il ponte sulla Drina”

    • Bjornstjerne Bjornson, “Una nuova rotta estiva” in “Opere”, prefazione di Carlo Picchio, UTET, 1967, XL, 766 (pp. 677/702)

    • Bjørnson Bjørnstjerne, “Polvere” in ”Björnstierne Björnson: premio Nobel per la letteratura 1903”, presentazione di Gunnar Ahlström, sezione biografica di Ervino Pocar, Fratelli Fabbri, 1964, (pp. 347/391).

    • Hugo, “Notre-Dame de Paris”,

    • Jens Peter Jacobsen, “La signora Fønss” in “Doktor Faust e gli altri racconti”. traduzione di Bruno Berni, Edizioni dell’Altana, 2001 (pp. 90/107)

    • Colm Toibin, “Nora Webster”

    • Franz Werfel, “I quaranta giorni del Mussa Dagh”

    • Jean Kross, “Il pazzo dello zar”

    • Primo Levi, “Il sistema periodico”,

    • William Faulkner, “Una rosa per Emily”

    • Katherine Mansfield, “La festa in giardino e altri racconti”,

    Ciao,
    Mai

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  25. @Mari grazie, questa la aspettavo proprio. Molti titoli letti e apprezzati anche da me, altri no, ma me li annoto. Ah, la comodità delle liste. Un baciotto a te e tutti

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  26. Mariangela, tue liste eterogenee mi piacciono, anche io leggo in modo ampio, curioso, divagatorio, spesso più libri insieme, alcuni li abbandono, lì riprendo, altri li abbandono del tutto, quelli che mi folgorano li leggo senza interruzione, eccetera.
    Nella lista dei libri che nomini mi salta agli occhi “Il sistema periodico” di Primo Levi, che a mio avviso è uno dei capolavori del Novecento italiano, segno che Primo Levi non era solo un lucido, illuminato testimone della Shoah, ma uno che sapeva raccontare la vita in tutte le sue implicazioni, ci sono racconti bellissimi in quel libro, che tratta – a suo modo – di tutto.

    Tra le cose italiane notevoli lette in quest’ultimo periodo c’è “Leggenda privata” (2017) di Michele Mari;
    non è un autore di cui mi piace tutto, anzi molti suoi libri seppure pregevoli mi stancano, hanno un personale manierismo che non mi è congeniale, alle volte mi irrita persino, invece “Leggenda privata” che è la storia della sua infanzia giovinezza, di suo padre e di sua madre, due figure particolari, be’ è un gran libro, popolato di fantasmi personali, di foto, di momenti toccanti e di uno sviluppo narrativo contorto, perché Mari finge di dover rendere conto ad un’adunanza di spettri che vivono nella sua cantina e hanno intimato la sua autobiografia, che si rivelerà essere, ‘una leggenda privata’, titolo peraltro molto bello.

    Buona giornata e un caro saluto a tutte e tutti

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  27. (Altra lettura che mi sto gustando in questo periodo. I libri di Oz, Einaudi, 2018)

    Chiara Lagani, attrice e traduttrice ravennate, classe 1974, ha compiuto un piccolo prodigio, “I libri di Oz“ scritti da L. Frank Baum tra il 1900 e il 1919 sono 14, da noi furono letti e tradotti solo i primi 4. Soltanto negli ultimi anni sono state completate le traduzioni. Chiara Lagani ha ritradotto magistralmente, con ritmo, le parti più interessanti di ogni libro e le ha rese un libro unico, antologizzandole senza zone noiose. I libri di Oz sono genialmente comici, provate ad ascoltare i Podcast delle letture che in questi giorni Chiara Lagani ha registrato su Radiotre (Ad alta voce).

    Il meraviglioso Mago di Oz comincia così: Dorothy, una ragazzina del Kansas, vive in una fattoria con suo zio e sua zia, gli zii lavorano troppo, da mattina a sera, la sua sola compagnia è un cane, Toto, “era Toto a far ridere Dorothy e a impedirle di diventare grigia come tutto il resto.”
    Un giorno avvenne una cosa strana, un impressionante vortice di vento sollevò la casa, facendola girare su se stessa. In questo roteare Dorothy si addormenta, la casa come una trottola tira a sé la terribile bisbetica vicina e nel ricadere a terra la schiaccia, come una polpetta, si vedono ancora le dita uscire di lato. Ora la casa caduta a terra si trova in un posto completamente diverso che Dorothy non conosce, mentre tutti si complimentano con lei per aver ucciso la Strega dell’Est, ma Dorothy non ci sta capendo nulla…

    Nell’introduzione bellissima di Chiara Lagani si ricorda come Frank Baum volesse tirarsi fuori dalle storie di Oz per scrivere altro, ma i suoi piccoli lettori gli scrivevano lettere accorate, non poteva abbandonare così i personaggi, cosicché egli ne introduceva sempre di più, sempre più sbalorditivi, Il mondo di Oz finisce per diventare il suo mondo; quando morirà, nel 1919, l’ultimo libro uscirà con una toccante lettera dell’editore rivolta ai bambini.

    Nel meraviglioso mondo di Oz fanciulle e fanciulli parlano con taglialegna, con automi di rame ricaricabili a molla, Tic-Toc, che si ricaricano con tre cariche autonome, pensiero, movimento, parola, per cui se quella che presiede al pensiero si scarica prima, iniziano a farfugliare frasi senza senso. E poi animali strani, fanciulle incollate come patchwork: non c’è confine tra uomini, animali, cose, tutto è animato, tutti convivono assieme più o meno allegramente. C’è una fanciulla col cuore ghiacciato, che non può provare amore, c’è un quadro magico dal quale si può vedere tutto quello che accade nel mondo (il web cent’anni prima!). Ci sono personaggi ritagliati da carta velina, vivi. C’è la Principessa Langwidere, un personaggio che – ditemi voi se non è genialmente attuale. Ha un armadio con trenta teste, una per ogni giorno del mese, vive in una casa piena di specchi su tutte le pareti e soffitti, come nei peggiori, languidi, programmi tv, ogni giorno cambia una testa, ma la sua nessuno sa quale sia, perché forse non ne ha, non riesce mai ad essere se stessa, talvolta indossa una testa che dovrebbe rappresentare un carattere deciso ma si confonde e non riesce ad impersonarne il carattere. Quando incontra Dorothy, che ha una sola testa con la quale incredibilmente riesce ad essere non altro che se stessa, la principessa Langwidere, affascinata, le intima di scambiare una delle teste che ha nell’armadio con la sua, Dorothy naturalmente si rifiuta…

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  28. @Domenico Fina
    Grazie per gli ultimi consigli, sto (lentamente) mettendo a frutto i penultimi, poi vi dirò.

    @Tutti
    È lecito dire che un libro ci è piaciuto anche quando siamo ben consci di non avere capito tutto quello che l’autore aveva da dirci? Io penso di sì, ed è il caso di questo libricino che ho sentito su questo supporto:

    ► Carlo Rovelli, “L’ordine del tempo”, Emons, 2018, 1 CD MP3 (3 h 58 min.)

    Bello, profondo, pieno di considerazioni sul tempo, sulla vita, sulla morte. Forse l’autore aveva maggiormente a cuore gli aspetti scientifici dell’argomento, nel libro sono spiegati in modo chiaro ed accurato, io non li ho trascurati, ma ho accettato il suo consiglio di saltare a piè pari i due capitoli più tecnici e poi di un libro ognuno trattiene il tesoro che si sceglie lui, è il suo bello. A chi non disdegni la lettura selettiva e parziale, mi permetto di consigliare almeno l’ultimo capitolo “La sorella del sonno”.

    Tanto mi ha colpito quest’oretta scarsa di ascolto (a leggere è lo stesso Rovelli, con la sua pronuncia un po’ blesa che qui rende bene) che ho voluto procurarmi anche la versione a stampa (ci sono anche delle immagini):

    ► Carlo Rovelli, “L’ordine del tempo”, Adelphi, 2017, 207 p.

    Talvolta incontriamo autori e libri per pura combinazione, ma questo audiolibro ho iniziato ad ascoltarlo perché mi interessavano un autore e un titolo molto simili, quasi per sbaglio direi, in pratica, la scoperta non è frutto del caso ma addirittura di un equivoco!

    Ciao,
    Mari

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  29. @Tutti
    Il libretto di Rovelli è tutto teso a sovvertire il nostro modo usuale di intendere il tempo (a proposito, ignoravo che il tempo scorresse più veloce in montagna e più lento in pianura).

    Come vi dicevo, a me più che il contenuto scientifico del libro hanno colpito soprattutto lo stile, colto e lieve, e le considerazioni sparse, che rendono il libro denso e leggibile a più livelli. Però ci sono anche informazioni di storia della scienza, ci sono tanti nomi importanti e naturalmente, c’è lui, il genio per antonomasia, Einstein!

    L’ascolto non dura un’oretta scarsa, come ho scritto sopra, dura quasi quattro ore. L’oretta scarsa è quella che è bastata a me per essere catturata da questo libricino di genere così particolare e insolito.

    Qualcuno di voi l’ha mai letto Rovelli?

    Ciao,
    Mari

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  30. @Tutti

    Ho letto qualche racconto di Aramburu in questa raccolta:

    ► Fernando Aramburu, “Dopo le fiamme” Guanda, 2019, 251 p

    Ho ritrovato lo stile e gli stessi argomenti già incontrati in “Patria”: terrorismo, atti dinamitardi che lasciano conseguenze indelebili sul corpo e nella mente delle vittime, accanito senso di attaccamento ai valori dell’identità.

    Una mia co-lettrice ha definito il primo racconto un pezzo “acchiappa lettore”, e penso sia vero, nel senso buono, voglio dire: storia famigliare commovente che ricorda la famiglia del terrorista, in “Patria”, con una figlia rimasta inabile, un padre molto sofferente e sensibile alle esigenze della figlia e, proprio come in “Patria”, una figura materna poco sfumata, non so se fanatica o troppo caricata dalla penna dell’autore. In generale molte delle figure femminili nei racconti che ho letto io presentano tratti di rigidità che li rendono a tratti poco credibili a tratti esagerate.

    Ciao,
    Mari

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