Per fare domande a Elena Ferrante – di Renza B.

Mentre continua il mistero su Elena Ferrante ( che ci auguriamo non essere il solito espediente commerciale…), segnalo che la trasmissione Fahrenheit ( radio tre, dalle 15 di ogni giorno)  offre la possibilità di porre domande alla scrittrice per e-mail.  Attraverso una serie di passaggi-suppongo segreti- le domande verranno inoltrate alla Ferrante (che risulterebbe  perciò avere una sua realtà ” autonoma” ) , la quale risponderà di persona.
L’ indirizzo e-mail della trasmissione è fahre@rai.it

Renza

7 commenti

  1. “L’amore molesto”e”I giorni dell’abbandono”mi sono piaciuti;del secondo,come faccio sempre se ho apprezzato un libro,non ho visto il film che ne è stato tratto.Mi tengo le mie immagini.Leggerò anche “La figlia oscura”.Se non mi piacerà,interromperò la lettura,come faccio sempre se un’opera narrativa,entrando nelle mie giornate,non si farà pensare.Ma continuerò a non avere alcuna curiosità sull'”identità” che ha scritto questi libri.
    La mia domanda è:perchè interessa sapere chi o cosa sia “Elena Ferrante”?E’ una curiosità vera?E’indotta?
    In sostanza la mia curiosità è sulle motivazioni di una curiosità che non capisco.
    Marina Forlani(Gruppo Lettori Accaniti-Biblioteca Berio-Genova)

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  2. Beh, non è poi così strano cercare di saperne di più di un autore /autrice che ci interessa. Non trovo quindi stravagante che Anna abbia aperto il discorso su una scrittice che le piace molto.
    A me la Ferrante non suscita nè quell’ interesse nè quella curiosità di cui parlava Anna e non trovo la sua scrittura espressione di una sensibilità femminile ( come possono essere quelle di Fabrizia Ramondino o di Maria Teresa Di Lascia). Per questo, non sarei interessata al ” mistero” che forse è un espediente ” comunicativo”. Tuttavia, forse perchè ho letto con grande interesse ” Identità e violenza”, mi piace osservare queste “identità” diverse dalle mie, con la curiosità umana, buon viatico- direbbe forse Sen- per una mondo un po’ meno complicato e magari più piacevole.

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  3. Però mi accorgo di distinguere tra autori.Mi spiego:mentre per un’opera di narrativa posso anche non nutrire curiosità sull’autore,come nel caso di “EF”,la cui scrittura neanch’io trovo peculiarmente femminile,nel caso di un saggio,di una lettura della realtà così acuta e lungimirante come quella di Sen,sono curiosa dell’autore,delle esperienze che ne hanno costruito la personalità.La saggistica che trovo interessante mi porta sempre ad interessarmi all’autore.La narrativa no.Inoltre alimentare il mistero ad ogni uscita di libro,come nel caso”Elena Ferrante” mi sembra funzionale alla promozione del libro,un ribadire una mistericità che forse si è mostrata fin dall’inizio utile a fini commerciali e che perciò si teme possa essere dimenticata.Ipotesi non originalissima lo ammetto.

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  4. Ipotesi sicuramente verosimile. In fondo, il mistero potrebbe essere l’ altra faccia della esibizione selvaggia a cui quasi tutti gli scrittori si ” piegano” ( dicono “obtorto collo”…).
    L’ uno e l’ altra servono al fine commerciale che- non possiamo negarlo- è un fine condivisibile, dal loro punto di vista.
    D’ altra parte, la Ferrante non è poi così misteriosa se anche lunedì 4, nell’ intervista apparsa su “Repubblica”, parla molto di sè, sostendo che ” i quesiti sulla mia identità sono legittimi ma riduttivi. Per chi ama leggere, l’ autore è un puro nome. Di Shakespeare non sappiamo nulla. I poemi omerici seguitiamo ad amarli pur ignorando tutto di Omero”. In una rubrica di Psicologia da salotto, tutto ciò si chiamarebbe robusta autostima.
    Sarà, ma io apprezzo sempre di più autori che si dichiarano, ma che sono capaci di rimanere nell’ ombra o di apparire il necessario.
    Penso, per esempio, a Claudio Piersanti, che pur vincitore del Campiello con ” Il ritorno a casa di Enrico Metz” , non frequenta i numerosi festival letterari. Eppure, il suo romanzo è molto bello.
    Con uno stile che Siciliano ha definito cechoviano, Piersanti è riuscito a parlare dell’ affezione al potere e della possibilità di liberarsene. E che sceglie di raccontare di altri di cui riesce a comprendere con acume e “pietas” i sentimenti più profondi.

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  5. Non ho letto,pur avendolo individuato sfogliando il quotidiano,l’articolo di lunedì 4 su “EF”.
    Invece mi avvicinerò a Piersanti,che conosco solo di nome e non ho mai letto:qualche riga scritta con stile e densità significative mi hanno incuriosito.
    Grazie Renza Bertuzzi!

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  6. L’opera vive nell’autore, non il contrario, e io darei molto per incontrare Elena Ferrante, scrittrice macerata, forte, urtante, la più grande degli ultimi vent’anni, senza ombra di dubbio.

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  7. Ho apprezzato “I Giorni dell’abbandono”: libro ben scritto che mi ha coinvolto e appassionato; infatti proseguirò con la lettura de”L’Amore molesto”…spero sia come il precedente…per quanto riguarda la Scrittrice un po’ di curiosità sulla sua identità c’è ma, per me, il mistero può proseguire…

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