che cos’� un gruppo di lettura

Alla ricerca di strati sottili e sovrapposti che spieghino cos’�
un Gruppo di lettura _
appunti sparsi

SPAZIO PUBBLICO VS SOLITUDINE DEL LETTORE

Mi sembra che la caratteristica pi� importante (almeno una fra le pi�
importanti) di un Gruppo di lettura sia il fatto che si crei uno
“spazio pubblico” (concetto a strati, sul quale � necessario ritornare
pi� volte per vederne alcuni tratti) grazie al quale la condizione di
solitudine del lettore possa essere riscattata, almeno in parte e
temporaneamente, ma, in ogni caso, con risultati forti.

Walter Benjamin, nel suo saggio su Nicola Leskov (in _Angelus Novus_)
lo scrive chiaramente che la condizione del lettore del romanzo (il
lettore moderno per definizione) � di solitudine.
“Egli � pi� solo di ogni altro lettore. In questo isolamento il
lettore di romanzi si impadronisce del loro contenuto pi� avidamente
di ogni altro lettore. Egli � pronto ad assimilarlo interamente, a �
per cos� dire � divorarlo.
Sempre in quel saggio, Benjamin scrive (capitolo 5):
“Il romanzo si distingue da tutte le altre forme di letteratura in
prosa � fiaba, leggenda e anche novella � per il fatto che non esce da
una tradizione orale e non ritorna a confluire in essa. Ma soprattutto
dal narrare. Il narratore prende ci� che narra dall’esperienza � dalla
propria o da quella che gli � stata riferita-; e lo trasforma in
esperienza di quelli che ascoltano la sua storia. Il romanziere si �
tirato in disparte. Il luogo di nascita del romanzo � l’individuo nel
suo isolamento, che non � pi� in grado di esprimersi in forma
esemplare sulle questioni di maggior peso e che lo riguardano pi�
davvicino, � egli stesso senza consiglio e non pu� darne ad altri.”

Proviamo a giudicare eccessivamente pessimista questa visione di
Benjamin,che, ci dicono i critici che lo conoscono bene, non credeva
alla possibilit� della narrazione nel mondo moderno (Laura Boella,
“Pensare e narrare”, saggio introduttivo di Ernst Bloch, _Tracce_,
Garzanti). La sua considerazione del romanzo in fondo � in linea con
quello che diceva il suo amico Lukacs: (prendiamo a prestito la
sintesi del pensiero espresso in Teoria del romanzo sempre dal saggio
di Laura Boella) – l’isolamento dell’individuo, il suo rapporto
accidentale con gli avvenimenti storici, l’impoverimento dell’io
narrante che ha perduto la funzione del narratore (quella di
interloquire, insieme al pubblico, con la storia narrata, di
giudicarla, se necessario) e si trova schiacciato dal divenire,
puramente interiore della propria esistenza.

Insomma, nessun legame con l’esperienza del vissuto, nel romanzoautore
isolato da chi riceve la su astoria; e dall’altra solo lettura
appassionata e divorante, come il fuoco che brucia la legna del camino
davanti al quale il lettore, solo, legge.

Davanti a questo quadro il Gdl non pu� certo rendere al lettore
l’esperienza e il vissuto che portano strati di significato e accenti
e vibrazioni diverse alle narrazioni tradizionali pubbliche, orali e
che sono il contributo che, generazione dopo generazione, la
ri-narrazione delle storie porta alle storie stesse.

Nessun riscatto su questo fronte dunque, ma certo un cambio di segno.
La proposta di un discorso pubblico sulle storie presenti nei libri,
che si moltiplica per quanti sono i lettori che lo fanno, per quanti
sono i tipi di lettura che vengono fatti, che includono anche quanto
di quel libro la lettura di massa (e spesso anche la popolarizzazione
delle storie dei romanzi che il cinema ha determinato) ha reso sapere
comune, quasi un patrimonio collettivo dell’immaginario, al punto che
se ne possa parlare anche quando il libro non si � letto; al punto che
a volte ci spinge a leggerlo. Ma soprattutto al punto che fatti,
personaggi, incontri, trasformazioni, scontri, minacce del romanzo,
divengono “vere”. Non nel senso di empiricamente controllabili, ma che
assumono uno statuto di realt�, non dissimile da quello, inconsapevole
e basato sulla fiducia, che ci fa credere in Napoleone.
cfr Eco

Dunque se la narrazione come la intendeva Benjamin presupponeva la
capacit� di comunicare l’esperienza, il vissuto, lo spazio pubblico
del Gdl (che � un microcosmo delle tante possibilit� che stanno
davanti a un lettore) presuppone che l’esperienza venga sostituita con
questa esperienza vicaria, eppure meravigliosa che ci viene donata
dalla lettura. Quindi i fatti dentro il romanzo divengono la nostra
esperienza (ovviamente solo in parte, altrimenti saremmo tutti pazzi).

A questo si aggiunge, in maniera inseparabile, l’altra esperienza,
quella propria dell’atto del leggere (questa dunque non vicaria) che
contribuisce a dettare il discorso pubblico del Gdl, i cui strati, le
vie di fuga, le porte aperte e chiuse, i giudizi che porta con s�,
sono immancabilmente il frutto delle _due esperienze_ . Come dimostra
il fatto, per esempio, che giudizi e analisi siano senza sorpresa
dedicati, come se si vivesse _dentro_ il romanzo, alla statura morale
o anche all’antipatia di un personaggio, trattato come se fosse una
persona che si incontra ogni mattina sotto casa; e che queste analisi
coesistano con naturalezza nello stesso lettore con analisi, appunto,
da lettore, quindi _esterne_ al romanzo.

Lo spazio pubblico che pensiamo sia il Gdl, assume dunque contorni un
po’ pi� precisi, e possiamo provare a definirlo con alcuni tratti:

.:: livelli, modi, tempi (il famoso “cosa legge il gdl”) di lettura
differenti che coesistono a volte (quasi sempre) anche nelle stesse
persone oltre che nel gruppo

.:: la lettura che diventa discorso pubblico e viene trasmessa e
ritrasmessa come esperienza da condividere (nei due sensi che abbiamo
visto)

.::l’anacoluto: il parlato irrompe in un universo scritto per
definizione e irrompe con i suoi modi irriverenti, a volte incoerenti:
strappi, salti avanti, digressioni, cambio di piano, di statuto
teorico, interruzioni, ricominciare sempre da capo (cfr tracce,
introduzione pagina xxix)

.:::forza del gdl proprio in queste sovrapposizioni, girotondi,
cornici che si aggiungono a cornici, salti indietro: ricchezza,
compresenza di modi non tanto e solo di punti di vista

.:::un campionario di alcune possibili letture e livelli di lettura;
modelli spontanei: nichiliste, distruttive, di identificazione ocn i
personaggi, con l’autore modello, di sfida all’autore modello e a
quello empirico; il rifiuto di diventare lettore modello, soprattutto.
cfr?

.:::di qui anche la difficolt� tecnica e psicologica di una scrittura
di quanto dice il gdl: come se il discorso fosse quasi irriducibile a
una scrittura che tende a escludere proprio l’anacoluto ecc.
cfr la scaletta di bianca verri

.:::un momento “d’equilibrio” nel quale il discorso rivela alcuni
tratti di _tutte le letture che sono state fatte di quel libro_ cfr
manguel su kafka

.::come e cosa sceglie di leggere il gdl: il metodo di scelta decisivo
per la coesione; per la natura di vero gdl e non di consiglio di
lettura.

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